VOGLIO lanciare un allarme: io vedo buio. Per quanto mi sforzi, non trovo una luce in fondo al tunnel in cui i mercati globali si sono andati a cacciare per quello che io considero un eccesso di malriposta fiducia. Siccome nessuno scommette mai contro le banche centrali e quelle di Europa (nella foto il governatore della Bce, Mario Draghi), Usa e Giappone negli ultimi dieci anni hanno drogato il mercato con tassi bassi, i mercati hanno fondato la ripresa sul debito. In un momento in cui si considera accettabile un indebitamento pubblico pari a circa il 60% del Pil, il mondo sta seduto su 70 miliardi di indebitamento degli Stati (l’80% del Pil) e 245 miliardi di debito complessivo, due volte e mezzo il Pil globale. I mercati in sostanza sono come una macchina da corsa lanciata al massimo con una cassa di dinamite nel portabagagli: basta una buca per far scoppiare una crisi peggiore di quella del 2008. L’innesco può venire da un improvviso calo della fiducia – a mio avviso immeritata – che gli investitori ripongono nel debito pubblico. Magari ad opera di un’impennata dell’inflazione che le banche centrali non saprebbero spegnere, poiché i le Borse hanno mostrato di andare in crisi al minimo accenno di stretta monetaria.

IL SECONDO motivo per cui vedo buio è che l’uomo della storia sa tutto ma non impara niente. La grave sperequazione nella distribuzione del reddito è sempre stata alla base di tutte le rivolte sociali, ma è chiaro che le autorità monetarie hanno cessato di pensare ad un rialzo dei tassi, tutt’altro: investono il ricavato delle cedole in altri debiti e quando questi vanno a scadenza, li rinvestono nuovamente. Si spera così di ripetere l’esperimento del quantitative easing: risolvere il debito creando altro debito. Dimenticandosi che, così facendo, si rendono i ricchi sempre più ricchi mentre i poveri (se va bene) restano allo stesso livello di povertà. Quanto può durare questa illusoria cuccagna?