di Nino Femiani La Procura di Milano ha depositato al Tribunale un’istanza di fallimento nei confronti della Cin, la Compagnia italiana di navigazione (ex Tirrenia) del gruppo Onorato. La richiesta è stata avanzata dal pm Roberto Fontana che ha rilevato la "inammissibilità della proposta" del piano di ristrutturazione che Cin aveva annunciato di voler presentare. Il 6 maggio i giudici del Tribunale fallimentare dovrebbero decidere sul destino della compagnia. Gli scenari possibili sono diversi, al momento per i consumatori non cambia nulla in vista dell’estate: anche nel caso in cui, negando il rinvio richiesto,...

di Nino Femiani

La Procura di Milano ha depositato al Tribunale un’istanza di fallimento nei confronti della Cin, la Compagnia italiana di navigazione (ex Tirrenia) del gruppo Onorato. La richiesta è stata avanzata dal pm Roberto Fontana che ha rilevato la "inammissibilità della proposta" del piano di ristrutturazione che Cin aveva annunciato di voler presentare. Il 6 maggio i giudici del Tribunale fallimentare dovrebbero decidere sul destino della compagnia. Gli scenari possibili sono diversi, al momento per i consumatori non cambia nulla in vista dell’estate: anche nel caso in cui, negando il rinvio richiesto, si andasse verso il default, la società andrebbe in amministrazione controllata, con dei curatori che hanno l’interesse di proseguire l’attività, per risarcire i creditori e riequilibrare i conti.

Cin (ex Tirrenia) è una delle due colonne di quello che un tempo era l’impero di Vincenzo Onorato, l’armatore napoletano di 63 anni che, con Moby e Tirrenia, è stato il presidente della prima compagnia di navigazione italiana per le rotte del Mediterraneo, con asset che sfioravano il miliardo di euro.

Esperto velista, e patron di Mascalzone Latino, Onorato non è riuscito a convogliare finora il giusto vento per portare in salvo la Cin, mentre il concordato per la Moby, presentato a fine marzo, sembra avere, invece, chance di successo.

Un piano ambizioso che prevede la cessione di asset a servizio del debito, ovvero 4 navi e la divisione rimorchiatori. Al tempo stesso sono previsti nuovi investimenti con l’arrivo di due nuove navi e il mantenimento dell’occupazione. Un progetto che ha ricevuto il via libera delle banche e di molti obbligazionisti, mentre alcuni hedge fund, aderenti al comitato "Ad Hoc Group", non hanno trovato un’intesa con la famiglia Onorato, che ha presentato un esposto contro di loro accusandoli di insider.

Diversa la sorte di Cin, almeno a questo momento, e il rischio del fallimento della ex compagnia pubblica si fa incombente. Nella complessa partita del salvataggio di Tirrenia sono intervenuti tre elementi. Il primo riguardo la struttura del debito. Onorato aveva acquistato la Tirrenia dallo Stato, quando era in amministrazione straordinaria. Aveva poi costituito la Cin-Tirrenia per la gestione di navi e linee, ma avrebbe dovuto pagare 180 milioni all’amministrazione straordinaria, ovvero allo Stato. Denaro mai versato all’Erario.

Il secondo punto è che la convenzione pubblica unica, che lo Stato assicurava al gruppo per i collegamenti con le isole, a sostegno della continuità territoriale, è scaduta il 28 febbraio. Dunque, Tirrenia-Cin non ha più l’iniezione di soldi pubblici garantiti. Ad aggravare la ‘reputazione’ della compagnia, infine, è ora un fascicolo aperto sul tavolo all’aggiunto milanese Maurizio Romanelli, al momento senza indagati e accuse di reato. Si indaga sull’elargizione di sovvenzioni a pioggia a partiti e fondazioni. Nell’elenco ci sono la Casaleggio Associati, il Pd, il comitato Change vicino al governatore ligure Toti, la società che gestisce la pubblicità sul Blog di Beppe Grillo, Fd’I e la fondazione Open, vicina a Renzi.