Ancora un trimestre in rosso per Eni, con il Covid che ha affossato la domanda di carburanti. La società archivia il periodo luglio-settembre con una perdita netta di 500 milioni di euro, dopo un passivo di 4,4 miliardi nel secondo trimestre, mentre nei primi nove mesi la perdita netta ammonta a 7,84 miliardi. Il risultato netto...

Ancora un trimestre in rosso per Eni, con il Covid che ha affossato la domanda di carburanti. La società archivia il periodo luglio-settembre con una perdita netta di 500 milioni di euro, dopo un passivo di 4,4 miliardi nel secondo trimestre, mentre nei primi nove mesi la perdita netta ammonta a 7,84 miliardi. Il risultato netto adjusted è poi negativo per 150 milioni nel trimestre e di 810 milioni nei nove mesi.

"Risultati penalizzati dall’effetto combinato della recessione economica, causata dal Covid-19 che ha ridotto la domanda energetica e dalle condizioni di over supply di petrolio, gas e prodotti", spiega l’azienda. I conti registrano però un utile operativo adjusted di 540 milioni, "in significativo miglioramento rispetto alla perdita del secondo trimestre", ma il confronto anno su anno (-75%) rimane penalizzato "dallo scenario ancora recessivo".

La produzione di idrocarburi, si contrae nel trimestre del 10%. Tuttavia gli analisti, come quelli di Ubs, Bernstein e Goldman Sachs, evidenziano nei loro report la "forte performance" di Eni nei settori dell’ Exploration&Production, Gas&Power con numeri che si sono rivelati "meglio" delle stime in una fase di "grande difficoltà".

E l’ad Claudio Descalzi (nella foto) sottolinea come "di fronte a una crisi di dimensioni storiche, Eni ha dato prova di grande resilienza e flessibilità", spiegando che nel trimestre, a fronte di un calo di circa il 30% dei prezzi di petrolio e gas, e del 90% dei margini di raffinazione, "abbiamo conseguito ottimi risultati superando nettamente le aspettative del mercato". Al 30 settembre 2020, Eni dispone di una riserva di liquidità di circa 17,4 miliardi di euro.