di Andrea Ropa

Transizione energetica ed economia circolare. Sono gli assi portanti del nuovo piano industriale di A2A, la multiutility lombarda che completa così il suo percorso di trasformazione in Life Company a 360 gradi. Un piano strategico di ampio respiro, che mette 16 miliardi di euro sul piatto della sostenibilità e fissa per il prossimo decennio i benchmark del settore energia, acqua e ambiente grazie all’utilizzo circolare delle risorse naturali. "In questo modo – spiega l’amministratore delegato Renato Mazzoncini – ci impegniamo a dare un concreto contributo alla realizzazione di 11 dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030".

Ingegnere, cosa rappresenta questo piano per A2A?

"Un punto di svolta che coniuga coraggio e concretezza. Abbiamo obiettivi ambiziosi fondati su concreti target, come evolvere nel settore ambiente da leader italiano a player di rilevanza europea. Le due principali azioni strategiche nel segmento della generazione elettrica sono l’accelerazione nella crescita delle rinnovabili e il supporto alle esigenze di flessibilità del sistema elettrico. La capacità di generazione da fonti rinnovabili triplicherà sino ad arrivare a 5,7 GW, grazie a oltre 4 miliardi di investimenti. Le due tecnologie su cui ci concentreremo saranno solare ed eolica, in aggiunta al nostro idroelettrico".

Come si traduce tutto ciò per l’Italia?

"Vogliamo dare un contributo concreto allo sviluppo del Paese. Questi investimenti consentiranno di realizzare infrastrutture strategiche, innovative ed essenziali per la crescita e il rilancio dell’Italia, ma anche di guardare all’estero. Il nostro modello è una nuova visione del mondo condivisa, sostenibile e rispettosa del futuro".

E in questo futuro quale sarà il ruolo delle multiutility?

"Le multiutility hanno già oggi un ruolo chiave, soprattutto per il rilancio dei territori in chiave sostenibile e possono fungere da catalizzatori degli investimenti europei. Ora però vogliamo interpretare questo ruolo in un modo nuovo, superando il concetto di multiutility per approdare a quello di Life Company, ovvero di una società che si prende cura delle condizioni necessarie alla vita e alla sua qualità e che, oltre a investire, aiuti anche le persone nell’adottare nuovi stili di vita, di produzione e di consumo sostenibili. Si tratta dunque di dare nuovo valore alle nostre caratteristiche: la vicinanza alle persone, la conoscenza dei territori in cui operiamo, l’impegno nel garantire i servizi essenziali, una sostenibilità di lungo periodo, la trasparenza, l’innovazione".

Pensate a nuove aggregazioni?

"A livello regionale il tema può dirsi sostanzialmente concluso. Ciò non vuol dire che se domani altre realtà volessero confrontarsi con noi le porte siano chiuse, anzi. Ma riteniamo che quello delle aggregazioni non possa essere un driver di sviluppo nei prossimi dieci anni".

Quali sono dunque i vostri driver di sviluppo?

"Anzitutto l’economia circolare, alla quale abbiamo destinato 6 miliardi di investimenti nel prossimo decennio, con particolare riferimento al ciclo idrico, al teleriscaldamento e soprattutto alla gestione dei rifiuti. Poi abbiamo previsto dieci miliardi per la transizione energetica: gli obiettivi – sia italiani sia europei – legati alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni, così come l’evoluzione tecnologica e di mercato, impongono un’accelerazione sulle rinnovabili. Il processo di transizione è ancora lungo, considerando gli obiettivi che prevedono il 55% di rinnovabili nel mix elettrico italiano al 2030, e presenta due principali sfide: assicurare un elevato tasso di sviluppo annuo degli impianti e garantire la sicurezza, stabilità e flessibilità del sistema elettrico".

Il nostro Paese raggiungerà gli obiettivi fissati a livello europeo?

"L’Italia ha un gap rilevante rispetto al resto d’Europa da colmare con urgenza, abbinato a un quadro disomogeneo a livello territoriale. Però il nostro è un Paese resiliente e noi aziende siamo pronte. C’è molto bisogno di infrastrutture, ma le amministrazioni pubbliche ci devono aiutare creando le condizioni per questo grande passo verso il green deal. Dobbiamo accelerare sulla transizione energetica, ma anche nell’ambiente e nel ciclo idrico. È necessario uno snellimento degli iter autorizzativi, ancora troppo lunghi e complessi, per consentirci di mettere a terra gli investimenti".