Toyota, produzione giù del 40% (Ansa)
Toyota, produzione giù del 40% (Ansa)

Tokyo, 19 agosto 2021 - Crisi dei chip, materie prime alle stelle e il Covid minacciano la ripresa del settore auto, anche della maggiore casa al mondo. Toyota è pronta ad annunciare un taglio della produzione globale del 40%. Il motivo? La sempre più accentuata carenza di semiconduttori (qui cosa sono e a cosa servono) per il settore automotive, su cui pesano le restrizioni legate al virus che hanno impedito il regolare approvvigionamento dei pezzi di ricambio. Colpita non solo la fabbrica di Takaoka in Giappone, che a inizio agosto è stata costretta a uno stop temporaneo per l'insufficienza di chips, ma anche numerosi stabilimenti in Nord America, Cina ed Europa. 

Lo ha anticipato il quotidiano online Nikkei, mettendo a confronto le stime di produzione di inizio luglio, quando Toyota prevedeva di costruire circa 900mila autoveicoli, con le stime attuali, ridotte a 500mila unità. Secondo le previsioni al ribasso la produzione globale sarà sotto i valori dello scorso settembre, quando la domanda aveva mostrato un'accelerazione dopo la crisi più acuta della pandemia, e Toyota riuscì a produrre circa 840mila vetture. Una caduta che pesa (-4,5%) anche sul listino della Borsa di Tokyo: seduta in rosso sulla scia di Wall Street. 

E a questo si aggiunge la chiusura forzata di uno dei principali centri manifatturieri della casa giapponese: nelle ultime settimane il costruttore nipponico ha dovuto arrestare gli impianti produttivi di Aichi per via dell'aumento delle infezioni di Covid in Vietnam.

La crisi del settore auto

La casa automobilistica giapponese non è la sola a soffrire: Volkswagen non esclude nuovi tagli e nelle scorse settimane il gruppo nato dalla fusione di Fca e Peugeot ha dovuto fermare per la crisi dei chips le linee a Jefferson North, Detroit e Belvidere in Illinois, a Windosor in Ontario e a Toluca in Messico. E l'ad di Stellantis Carlos Tavares ha recentemente avvisato: "I produttori mondiali di auto potrebbero trovarsi a fronteggiare le carenze di semiconduttori fino al 2022". Anche se il secondo semestre di quest'anno non dovrebbe essere, almeno da questo punto di vista, peggiore del primo.