di Achille Perego Tim punta a crescere in Brasile. Il gruppo guidato da Luigi Gubitosi (foto) ha annunciato ieri che la controllata Tim Brasil, insieme con gli spagnoli di Telefonica (che nel Paese operano con Vivo) e con Claro (compagnia che fa capo alla messicana America Movil di Carlos Slim) ha presentato un’offerta vincolante per le attività mobili di Oi in Brasile. ...

di Achille Perego

Tim punta a crescere in Brasile. Il gruppo guidato da Luigi Gubitosi (foto) ha annunciato ieri che la controllata Tim Brasil, insieme con gli spagnoli di Telefonica (che nel Paese operano con Vivo) e con Claro (compagnia che fa capo alla messicana America Movil di Carlos Slim) ha presentato un’offerta vincolante per le attività mobili di Oi in Brasile.

Impegnato in Italia sul fronte delle trattative per la rete unica (con il titolo in ripresa in Borsa: +4,58% l’ultimo mese), Tim guarda quindi con sempre maggiore interesse al Brasile dove con la sua partecipata (che, nel primo trimestre, ha realizzato un utile netto di 25,7 milioni di euro e ricavi per 684) è il secondo operatore, più o meno alla pari di Claro, e dietro Vivo, con il 24% del mercato. Oi, che nel giugno 2016 aveva presentato domanda di protezione fallimentare per 19 miliardi di dollari, è invece il quarto.

Già lo scorso marzo, Tim e Telefonica (ex socio di peso di Telecom Italia), che nel 2019 avevano siglato un’intesa per la condivisione delle torri brasiliane, avevano presentato il loro interesse ad avviare le negoziazioni per l’acquisizione del gruppo, in tutto o in parte. L’offerta vincolante resta soggetta ad alcune condizioni.

In particolare, spiegano, a quella che "agli offerenti sia riconosciuta la qualità di stalking horse (cioè ’primi offerenti’), col diritto di pareggiare eventuali altre offerte, quindi di rilanciare. L’acquisizione, se andrà in porto, porterà "benefici ad azionisti e clienti" e "contribuirà allo sviluppo delle tlc in Brasile".

Il valore dell’operazione, che porterebbe a uno spezzatino di Oi, si aggirerebbe sui 2,5 miliardi di euro, di cui un miliardo per Tim, capofila della cordata. E a cui, anche per problemi di Antitrust, andrebbero i clienti delle aree più ricche di Rio de Janeiro e Sanpaolo mentre le altre zone coperte da Oi toccherebbero a Telefonica e Claro.