di Elena Comelli Scoppia la battaglia della fibra. L’operatore italiano a banda larga Open Fiber ha chiesto 1,5 miliardi di risarcimento danni nella causa intentata contro Tim al tribunale di Milano. La richiesta è legata alla decisione dell’Antitrust, che a marzo scorso ha comminato una multa di 116 milioni alla società guidata da Luigi...

di Elena Comelli

Scoppia la battaglia della fibra. L’operatore italiano a banda larga Open Fiber ha chiesto 1,5 miliardi di risarcimento danni nella causa intentata contro Tim al tribunale di Milano. La richiesta è legata alla decisione dell’Antitrust, che a marzo scorso ha comminato una multa di 116 milioni alla società guidata da Luigi Gubitosi (foto) per abuso di posizione dominante. L’Antitrust accusava Tim di aver ostacolato l’ingresso del nuovo entrante nel mercato della banda ultralarga nelle aree dove le infrastrutture per la banda larga sono inesistenti, tipo le zone rurali. Già nei mesi scorsi, a ridosso della multa dell’Antitrust, l’ad di Open Fiber, Elisabetta Ripa, aveva chiarito che la società avrebbe fatto ricorso davanti al giudice ordinario.

La società della fibra ottica nata su impulso pubblico, guidata da Ripa e presieduta da Franco Bassanini, accusa Tim di avere comunicato informazioni false all’Agcom, il garante delle comunicazioni, in sede di approvazione di una offerta, e di avere diffuso voci circa un interesse di Tim ad acquisire la stessa società partecipata da Enel e Cdp. Tim a sua volta è pronta a una battaglia legale con Open Fiber. La società telefonica guidata da Gubitosi e presieduta da Salvatore Rossi fa sapere che si costituirà in giudizio contestando le argomentazioni di Open Fiber e che impugnerà davanti al Tar la multa dell’Antitrust. Da fonti vicine a Tim trapela che le argomentazioni alla base della richiesta al tribunale di Milano sono giudicate dalla società "risibili", e che lo stesso gruppo guidato da Luigi Gubitosi sta preparando azioni legali nei confronti di Open Fiber "per concorrenza sleale, con richiesta di danni di importo equivalente se non superiore".