di Achille Perego Aumentano le nubi sull’orizzonte della scalata degli americani di Kkr a Tim, e il titolo Telecom Italia, dopo la grande corsa della vigilia (+30,25% per avvicinarsi ai 50,5 cent del prezzo indicativo dell’eventuale Opa), ieri ha fatto marcia indietro, chiudendo a -4,72% (43 cent). Uno scivolone sul quale ha pesato la forte posizione di contrarietà alla manifestazione d’interesse (amichevole e non vincolante) del fondo americano da parte del primo azionista del gruppo di tlc, i francesi di Vivendi. Che ieri hanno ribadito, di fronte a un’offerta che non rispecchia il reale valore della...

di Achille Perego

Aumentano le nubi sull’orizzonte della scalata degli americani di Kkr a Tim, e il titolo Telecom Italia, dopo la grande corsa della vigilia (+30,25% per avvicinarsi ai 50,5 cent del prezzo indicativo dell’eventuale Opa), ieri ha fatto marcia indietro, chiudendo a -4,72% (43 cent).

Uno scivolone sul quale ha pesato la forte posizione di contrarietà alla manifestazione d’interesse (amichevole e non vincolante) del fondo americano da parte del primo azionista del gruppo di tlc, i francesi di Vivendi. Che ieri hanno ribadito, di fronte a un’offerta che non rispecchia il reale valore della società, di "essere un investitore di lungo termine in Tim" e di "non intendere dismettere" la propria quota del 23,7%. Una quota che non pregiudicherebbe l’Opa con obiettivo minimo del 51% del capitale, è vero, ma senza la maggioranza dei due terzi delle azioni la società sarebbe più difficile da gestire in caso di scorporo della rete dai servizi. In pratica il gioiello custodito da Tim e sul quale si giocano i suoi destini e la digitalizzazione del Paese con i miliardi del Pnrr destinati allo sviluppo della banda larga.

Una partita alla quale senza dubbio guarda Kkr: le voci secondo cui starebbe valutando di alzare l’offerta (ora siamo attorno agli 11 miliardi per il 100% di Tim) sono state smentite. Fatto sta che, dalla partita stessa, né Vivendi – che ha comprato le azioni Telecom a 1,07 euro e le ha in carico dopo averle svalutate a 83 cent – né lo Stato italiano, che in Tim ha investito attraverso Cdp che ha acquisito il 9,8% a un prezzo tra 65 e 70 cent, vogliono restare esclusi. Kkr ha bisogno dell’ok del governo e del non ricorso alla golden power, il veto su asset strategici. Finora la posizione di Draghi, attraverso il Mef, è apparsa neutrale: né contro né a favore, ma di grande attenzione al dossier. In particolare per la difesa dei livelli occupazionali richiesta dai sindacati e della strategicità della rete di Tim. Punti sui quali c’è stata la levata di scudi di tutti i partiti, a partire da Lega e Fd’I. Ma se ieri Tajani (Forza Italia) ha sottolineato come la rete debba "rimanere nelle mani dello Stato", il fronte politico sembra diviso sul fatto di puntare alla creazione di una rete unica unendo, con la regia della Cdp, quella di Telecom con Open Fiber, progetto caro ai 5Stelle e a Leu ma che non riceverebbe lo stesso entusiasmo dal ministro dell’Economia Franco.

A parlare è stato invece Giancarlo Giorgetti. Il responsabile del Mise ha spiegato che "il governo valuterà l’interesse pubblico sotteso a una rete che ha profili anche strategici quando l’Opa ci sarà" e quindi il piano sarà dettagliato, perché al momento esiste solo una manifestazione d’interesse. Un dossier su cui la Consob sarebbe già intervenuta, secondo il presidente Paolo Savona. Ma la mossa di Kkr sarà al centro della task force creata dal governo per esaminare le carte. Il super comitato potrebbe riunirsi anche prima del cda straordinario di Tim venerdì che vedrà il confronto sull’operato dell’ad Luigi Gubitosi che Vivendi vuol sostituire.