La sede di Rozzano di Tim (Ansa)
La sede di Rozzano di Tim (Ansa)

Milano, 6 marzo 2020 - L'Agcm ha notificato una multa 'monstre' - 116 milioni di euro - a Tim. Intanto l'Unione europea ha dato il via libera all'alleanza Tim-Vodafone.

La maxi-sanzione a Tim

La sanzione è stata comminata per aver avuto una strategia "anticoncorrenziale" che ostacolava Open Fiber e "lo sviluppo in senso concorrenziale degli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultra-larga".

"Gli unici danneggiati in questa vicenda sono gli abitanti delle Aree Bianche che ancora non sono collegati alla rete in fibra", risponde il gruppo guidato da Luigi Gubitosi preannunciando ricorso al Tar e, ribaltando la questione sottolinea che in quelle aree Open Fiber "dovrebbe costruire con soldi pubblici un'infrastruttura in fibra che arrivi nelle case (così come richiamato dall'Agcom) cosa che invece non è avvenuta". "Desta stupore - conclude il gruppo in una nota in cui preannuncia ricorso - ricevere una sanzione per aver ipotizzato di investire risorse private nell'ammodernamento del Paese per il conseguimento degli obiettivi dell'Agenda Digitale".

Ma la vicenda non è chiusa nemmeno per l'operatore controllato da Enel e Cdp che già pensa di rivolgersi al Tribunale per rifarsi dei presunti danni subiti e rivendica di aver "comunque proceduto a realizzare gli investimenti previsti dal proprio piano industriale, raggiungendo a fine 2019 una copertura in fibra pari ad otto milioni di unità immobiliari".

La risposta nel comunicato di TIM: "Sanzione ingiustificata, presenterà ricorso", si legge: "TIM prende atto della decisione assunta oggi dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per comportamenti risalenti ad anni fa nei confronti della quale presenterà ricorso alla giustizia amministrativa..... TIM, a fronte dei rilievi mossi dall’AGCM, ha dimostrato con dati di fatto e analisi di terzi indipendenti che le azioni contestate non hanno prodotto alcun effetto distorsivo sul mercato. La principale contestazione oggetto della decisione fa riferimento a un progetto di investimento nelle aree a fallimento di mercato (cosiddette Aree Bianche), considerato da AGCM abusivo nei confronti di Open Fiber che, in tali aree, dovrebbe costruire con soldi pubblici un’infrastruttura in fibra che arrivi nelle case (così come richiamato dall’AGCM), cosa che invece non è avvenuta come anche evidenziato in diverse sedi istituzionali. In conclusione, desta stupore ricevere una sanzione per aver ipotizzato di investire risorse private nell’ammodernamento del Paese per il conseguimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale, pur adeguando puntualmente la propria offerta alle prescrizioni regolamentari. Purtroppo, gli unici danneggiati in questa vicenda sono gli abitanti delle Aree Bianche che ancora non sono collegati alla rete in fibra".

Open Fiber: lo scontro resta aperto

La sanzione dell'Antitrust, secondo Open Fiber, non chiude lo scontro sul cosiddetto piano Cassiopea. "L'entità dei danni subiti dai ricorrenti sarà accertata dall'Autorità Giudiziaria Ordinaria e non dipende dal valore della sanzione", precisa Open Fiber in una nota ricordando di aver "comunque proceduto a realizzare gli investimenti previsti dal proprio piano industriale, raggiungendo a fine 2019 una copertura in fibra pari ad otto milioni di unità immobiliari, con ciò divenendo di gran lunga il principale fornitore nazionale di infrastrutture integralmente in fibra ottica". 
Open Fiber "è più che mai convinta che la presenza sul mercato di operatori neutrali (wholesale only) sia l'unica garanzia per lo sviluppo di un mercato realmente concorrenziale" e "sulla base di quanto provato dall'Autorità auspica, per il futuro, che il confronto concorrenziale sia leale e si svolga nel rispetto delle regole poste a tutela dei consumatori e del mercato".

Tim-Vodafone, via libera all'alleanza

Intanto Tim e Vodafone hanno avuto il via libera dal Commissario Ue responsabile per la Concorrenza Margrethe Vestager all'alleanza nelle torri. "Oggi approviamo la creazione di una joint venture tra due operatori di telefonia mobile che intendono mettere in comune le loro torri di trasmissione per raggiungere insieme l'obiettivo di una rapida diffusione della tecnologia 5G in Italia, a beneficio dei consumatori e delle imprese, senza compromettere la concorrenza sul mercato al dettaglio e all'ingrosso".

I due gruppi si sono infatti impegnati affinchè Inwit (in cui verrà fusa Vodafone Towers) metta a disposizione spazio libero su 4000 torri nei comuni con più di 35.000 abitanti, dove i concorrenti terzi potranno installare le loro attrezzature per la fornitura di servizi di telecomunicazione. La condivisione non riguarda però solo piloni o torri (la componente 'passiva') ma anche la parte 'attiva' come l'apparecchiatura per l'elaborazione del segnale.

E tra gli impegni presi c'è anche quello di escludere le città più densamente e altamente popolate e i centri di importanza economica. "Con cinque operatori di rete mobile, i mercati delle telecomunicazioni in Italia sono meno concentrati di quelli di altri Stati membri" osserva l'Antitrust europeo e, rispondendo ai dubbi di Iliad e Fastweb aggiunge che "le riserve riguardanti lo sviluppo della rete delle imprese entrate nel mercato di recente sono state risolte con la decisione di concentrazione odierna, le modifiche proposte appaiono a prima vista adeguate per ridurre le possibili preoccupazioni".