Piano di rilancio o manovra corrente? Il Piano nazionale di ripresa e resilienza si muove fra questi due corni del dilemma in cui si dibatte il governo per spendere in pochissimo tempo, entro il 2026, gli ingenti fondi europei post-Covid: 209,9 miliardi di Next Generation Eu e 13 di React Eu. Dopo mesi di bozze e voci di corridoio, mentre le altre grandi economie europee avevano già presentato da mesi i loro progetti a Bruxelles, l’ultima versione del Pnrr approdato il 12 gennaio in Consiglio dei ministri si basa su sei "missioni" da 222,9 miliardi, di cui 144,2 per "nuovi interventi" e i restanti 65,7 per "progetti in essere".

Nella versione finale sono aumentate le risorse per la Salute, che passano da 9 a 19,7 miliardi, per Istruzione e ricerca (da 27,9 a 28,5 miliardi) e per Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (da 45,8 a 46,2 miliardi), mentre sono calati da 74,3 miliardi a 68,9 miliardi i fondi per la Rivoluzione verde e Transizione ecologica. Alle Infrastrutture per una mobilità sostenibile vanno 32 miliardi e all’Inclusione e coesione 27,6 miliardi. Nel capitolo sulla Rivoluzione verde sono previsti meno di 8 miliardi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che figurano al centro della "green recovery" voluta da Bruxelles. Alle politiche del lavoro, comprese nel capitolo Inclusione e coesione, vanno invece 12,6 miliardi, di cui una parte importante finirà nei sostegni alla disoccupazione. La differenza più eclatante rispetto a Francia e Germania sta nei tempi. Berlino ha varato il suo Recovery Plan in giugno e Parigi in settembre, dettagliando già allora a Bruxelles tutti i progetti specifici. I piani tedesco e francese si assomigliano fra di loro, a partire dall’entità: in Francia 100 miliardi, pari al 3,7% del Pil e in Germania 130 miliardi, il 3,8% del Pil. Entrambi i governi si concentrano sugli investimenti in tecnologie verdi: quasi un terzo del pacchetto francese (28 miliardi) e quasi un quinto di quello tedesco (24 miliardi) vanno alla transizione energetica. Altro capitolo importante è il sostegno ai lavoratori. Di fronte a un calo economico devastante nel 2020 (-10% in Francia e -6,5% in Germania), la Francia assegna 19 miliardi al lavoro e alla formazione professionale, mentre la Germania punta sulle tecnologie digitali (15 miliardi) per connettere più persone al lavoro da remoto.

Il pacchetto francese stanzia 20 miliardi e quello tedesco 21 miliardi per il sostegno alla liquidità delle imprese. Un elemento peculiare del piano tedesco è un forte sostegno alla domanda da 39 miliardi, con un taglio temporaneo dell’Iva che metterà 20 miliardi nelle tasche dei consumatori, la riduzione delle tariffe elettriche e un bonus di 300 euro per ogni singolo bambino.

Elena Comelli