di Claudia Marin La propensione al risparmio degli italiani torna a diminuire: è la prima volta dall’inizio della pandemia e ha un significato positivo. Vuol dire che la paura del futuro è meno intensa e che la fiducia nella ripartenza e nell’uscita dalla stagione del virus è più alta: e in effetti quest’ultimo indice ha raggiunto il massimo storico nel mese di settembre. Eppure, se la ripresa sembra avviata, con una crescita acquisita del Pil che per il 2021 ha...

di Claudia Marin

La propensione al risparmio degli italiani torna a diminuire: è la prima volta dall’inizio della pandemia e ha un significato positivo. Vuol dire che la paura del futuro è meno intensa e che la fiducia nella ripartenza e nell’uscita dalla stagione del virus è più alta: e in effetti quest’ultimo indice ha raggiunto il massimo storico nel mese di settembre. Eppure, se la ripresa sembra avviata, con una crescita acquisita del Pil che per il 2021 ha toccato quasi il 5%, tra le famiglie italiane si respira un residuo clima di timore e di incertezza: con più di un rischio temuto per i redditi, il risparmio il lavoro, i prezzi. I dati che arrivano dagli istituti di ricerca e dall’Istat mettono in luce una prospettiva favorevole.

Ma non senza elementi di criticità. La produzione industriale nel mese di agosto, rileva l’ufficio di statistica, è scesa dello 0,2% rispetto al mese precedente, mentre al netto degli effetti di calendario si è registrata una stasi rispetto ad un anno prima. E anche se la buona notizia è che nei primi 8 mesi del 2021 le imprese hanno prodotto il 16,1% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le aziende lamentano però un complesso "mismatch tra domanda e offerta" e per questo faticano a trovare la manodopera necessaria per aumentare la produzione. E, del resto, un’altra ombra all’orizzonte potrebbe essere quella della difficoltà a reperire le materie prime: secondo Nomisma per comprenderne gli eventuali riflessi sulla produzione bisogna infatti attendere il dato di settembre, dove la carenza di materie prime e le strozzature nelle catene del valore si sono fatte più pressanti. Uno spettro, quello delle carenze di materie prime che inquieta anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Pur riconoscendo che i risultati del Pil "vanno oltre ogni nostra aspettativa" avverte infatti che "ci sono importanti ombre sulla ripresa, tra tutte la difficoltà del reperire le materie prime e i costi energetici". Le famiglie, dal canto loro, non stanno completamente tranquille. Anzi. Un sondaggio condotto da Confcommercio in collaborazione con Metrica Ricerche indica che le principali paure degli italiani riguardano gli aumenti di tasse e prezzi. Le famiglie temono un possibile calo dei redditi (per l’80%) e prevedono consumi sostanzialmente stabili (75,5%) e prudenza per viaggi, vacanze, tempo libero.