Venerdì 19 Aprile 2024

Taglio dei tassi, la Bce prende tempo: "Inizieremo a parlarne a giugno"

De Guindos: noi, indipendenti dalla Fed. Bene lo spread ma ridurre il debito

Taglio dei tassi, la Bce prende tempo: "Inizieremo a parlarne a giugno"

Taglio dei tassi, la Bce prende tempo: "Inizieremo a parlarne a giugno"

La Bce potrebbe essere la prima a inaugurare la nuova fase di allentamento della politica monetaria occidentale. Nella riunione di oggi, infatti, la Fed dovrebbe mantenere il costo del denaro invariato ai massimi da 23 anni, in una forchetta fra il 5,25% e il 5,50%, a fronte di un’inflazione ostinata che non molla la presa nonostante l’aggressiva campagna di rialzi dei tassi. Secondo un sondaggio del Financial Times e di Chicago Booth, la banca centrale americana sarà costretta a mantenere i tassi alti più a lungo delle attese del mercato, con il primo taglio fra luglio e settembre. In Europa, invece, i dati definitivi di Eurostat hanno confermato un calo dell’inflazione nell’area euro al 2,6% e l’Eurotower, secondo le attese, potrebbe tagliare i tassi già in giugno.

Formalmente "non abbiamo ancora deciso nulla", ha sostenuto ieri il vicepresidente Luis de Guindos, in attesa delle conferme di un raffreddamentò dei prezzi anche sul fronte salariale. In un’intervista al quotidiano economico greco Naftemporiki, de Guindos ha ribadito i concetti chiave: "Dobbiamo accumulare maggiori informazioni. A giugno avremo anche le nostre previsioni economiche aggiornate e saremo pronti per discuterne. Non siamo legati alle date ma ai dati. Decideremo quando aggiustare la nostra linea di policy sulla base dei dati che vedremo". Ma il vice di Christine Lagarde ha anche aggiunto che la Bce è di fronte a un "chiaro" processo di disinflazione e che agirà indipendentemente dalla Fed. Il calendario elettorale americano, però, potrebbe influenzare la Fed e spingerla ad agire prima. Impegnato nella corsa alla Casa Bianca, il presidente Joe Biden preferirebbe infatti un calo dei tassi ai livelli pre-pandemia il prima possibile, così da aiutare gli americani prima delle presidenziali di novembre.

Sulle decisioni della Fed pesa inoltre il contesto internazionale. Dalla Cina, la seconda economia mondiale, arrivano dati contrastanti, con la produzione industriale cresciuta in gennaio-febbraio del 7,7% a fronte di un modesto +5,5% registrato dalle vendite al dettaglio, il risultato più debole dal settembre 2023. La Bank of Japan, intanto, ieri è tornata ad alzare i tassi (da -0,1% a una forchetta compresa fra 0 e 0,1%) per la prima volta dal 2007. Un segnale di fiducia sulla tenuta di un’inflazione abbastanza alta.

Elena Comelli

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