Roma, 1 agosto 2018 - Raddoppia in otto anni il numero delle famiglie del Sud con tutti i membri disoccupati: lo dice il rapporto Svimez relativo al 2017, un resoconto che evidenzia le forti criticità delle condizioni economiche del Meridione. L'associazione per lo Sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno parla di  "di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche" e definisce "preoccupante la crescita del fenomeno dei 'working poors'", e cioè del "lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario".

LAVORO, CRESCONO I CAT - Parlano i dati. "Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)", fa sapere la Svimez. Il bollettino cita l'occupazione ancora in crescita (è salita di 71 mila unità, +1,2%) ma l'aumento non è ancora sufficiente a colmare il crollo dei posti lavoro avvenuto nella crisi. Nella media del 2017 l'occupazione nel Mezzogiorno è di 310 mila unità inferiore al 2008, mentre nel complesso delle regioni del Centro-Nord è superiore di 242 mila unità. 

L'incremento è dovuto poi quasi esclusivamente alla crescita dei contratti a termine (+61 mila, pari al +7,5%) mentre sono stazionari quelli a tempo indeterminato (+0,2%), dopo la crescita del 2,5% nel 2016.

MENO GIOVANI OCCUPATI - Ma il dato più eclatante è il drammatico dualismo generazionale: il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità).

FUGA DAL SUD - Non stupisce che in un simile quadro continui la fuga dal Sud. "Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all'estero. Quasi 800 mila non sono tornati". 

CRESCITA A RISCHIO - Svimez lancia poi un allarme sulla crescita. Il Pil è aumentato al Sud dell'1,4%, rispetto allo 0,8% del 2016. Ciò grazie al forte recupero del settore manifatturiero (5,8%), in particolare nelle attività legate ai consumi, e, in misura minore, delle costruzioni (1,7%). Ma nel 2018 e soprattutto nel 2019 si rischia un forte rallentamento: la crescita sarà dell'1,2% nel Centro-Nord e dello 0,7% al Sud, dicono le stime dell'associazione. In due anni, un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo.

SVILUPPO, MALE SICILIA E MOLISE - Gli investimenti privati nel Mezzogiorno sono cresciuti del 3,9% e al Centro-Nord del 3,7%. Resta una forte disomogeneità tra le regioni meridionali: nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania registrano il più alto tasso di sviluppo, rispettivamente +2%, +1,9% e +1,8%, sempre comunque sotto alle regioni del Centro-Nord (+2,6% Valle d'Aosta, +2,5% Trentino Alto Adige, +2,2% Lombardia). In rallentamento la Sicilia, a +0,4% da +1% e addirittura negativo il Molise (-0,1% da +1,1%).