Su 23mila richieste totali per il Superbonus 110%, solo 2mila arrivano dai condomini
Su 23mila richieste totali per il Superbonus 110%, solo 2mila arrivano dai condomini
di Antonio Troise Altro che operazione rilancio del Superbonus al 110%. Il rischio che dopo le aziende impegnate nella transizione 4.0, tocchi anche all’edilizia rinunciare alla cessione dei crediti fiscali è più che reale. A far scattare il campanello di allarme due frasette introdotte nella relazione della Ragioneria dello Stato che ha "dimezzato" l’incentivo fiscale tagliando proprio la parte relativa alle imprese. Nel mirino dei tecnici di via XX Settembre soprattutto i meccanismi di riclassificazione del debito operati da Eurostat che potrebbero aprire una vera e propria voragine nei conti pubblici. Si parla di oltre...

di Antonio Troise

Altro che operazione rilancio del Superbonus al 110%. Il rischio che dopo le aziende impegnate nella transizione 4.0, tocchi anche all’edilizia rinunciare alla cessione dei crediti fiscali è più che reale. A far scattare il campanello di allarme due frasette introdotte nella relazione della Ragioneria dello Stato che ha "dimezzato" l’incentivo fiscale tagliando proprio la parte relativa alle imprese. Nel mirino dei tecnici di via XX Settembre soprattutto i meccanismi di riclassificazione del debito operati da Eurostat che potrebbero aprire una vera e propria voragine nei conti pubblici. Si parla di oltre 24 miliardi. Non a caso si parla esplicitamente di mettere sotto esame tutte "le recenti disposizioni normative che prevedono la cessione dei crediti".

Per il Superbonus edilizia sarebbe davvero un brutto colpo. Perché il suo punto di forza, spiegano gli operatori del settore, sta proprio nella possibilità di cedere il credito di imposta maturato con i lavori a soggetti terzi, a cominciare dalle banche, chiamate proprio a contribuire al finanziamento dell’opera. Soggetti che, a loro volta, possono fare un ulteriore passaggio per la cessione del credito, più o meno come se si trattasse di denaro contante.

Certo, restano le altre due opzioni per usufruire del Superbonus del 110%. A cominciare dallo sconto in fattura. Ma, in questo caso, dovrebbe essere l’azienda che esegue i lavori o che vende un servizio ad anticipare le somme, recuperandole poi in un secondo momento. E non tutte le imprese hanno "spalle finanziarie" così larghe da sopportarne il peso. Anche l’altra strada, la detrazione del credito fiscale in quote di pari importo spalmate su cinque anni, potrebbe essere in salita. E, praticamente, trasformarsi in una beffa per tutti i contribuenti che non hanno abbastanza capienza Irpef per poter usufruire della detrazione. Non a caso, il meccanismo della cessione del credito di imposta era stato studiato proprio per venire incontro a queste fasce più deboli della popolazione. Insomma, nel caso in cui passasse la linea dura dei tecnici della Ragioneria, diventerebbe sempre più vero il timore dei costruttori. Quello, cioè, di trasformare l’incentivo in un Superbonus solo per ricchi, tagliando fuori la grandissima platea dei piccoli e medi proprietari di immobili. Già oggi, in effetti, è cosi: su oltre 23mila richieste, poco più di 2mila arriva dai condomini. Il resto, tutte dalle abitazioni uni o plurifamiliari, per lo più ville o edifici singoli.

Dalla prossima settimana si riunirà un tavolo tecnico al ministero dell’Economia per studiare eventuali ipotesi alternative e blindare il provvedimento, evitando di incorrere nella mannaia di Bruxelles. Sul piede di guerra anche i 5 Stelle, pronti a riproporre l’emendamento bocciato quando si aprirà al Senato la discussione sul decreto-Sostegni bis. I soldi servono subito e non a dicembre, quando si voterà la nuova manovra economica, fanno sapere. Nel frattempo, insiste l’ex ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, è necessaria "la proroga dell’incentivo per l’intero 2023". Proprio quello che chiedono i condomini per poter programmare gli interventi.