Venerdì 14 Giugno 2024
CLAUDIA MARIN
Economia

Superbonus a quota 122 miliardi: "Ma nessuna manovra correttiva"

Sale ancora l’onere a carico dello Stato, Giorgetti: eredità pesantissima. Oggi il governo approva la Nadef

Superbonus a quota 122 miliardi: "Ma nessuna manovra correttiva"

Superbonus a quota 122 miliardi: "Ma nessuna manovra correttiva"

I numeri tendenziali ci saranno, con tanto di evidenza per il peso esorbitante (122 miliardi accertati, 210 quelli previsti) del Superbonus sul deficit ("Un’eredità pesantissima", sentenzia il ministro Giancarlo Giorgetti), ma le linee programmatiche destinate a tradursi in misure per la prossima manovra saranno rinviate a quando saranno evidenti gli effetti del nuovo Patto di stabilità. È questa la cifra della Nadef (la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza) che il governo approverà, con tutta probabilità, oggi in Consiglio dei ministri. Dunque, un Documento che si limiterà ai dati di bilancio tendenziali, senza scoprire le carte su quelli di programma. Con l’eventualità di una manovra correttiva che Giorgetti allontana: "No – risponde alla domanda se sia necessaria una correzione di rotta per fronteggiare l’impatto del superbonus sul debito – sicuramente vogliamo rispettare esattamente gli obiettivi della Nadef dello scorso autunno per una questione credibilità, se c’è qualcosa da correggere la correggeremo ma sostanzialmente siamo in linea". Prende forma in questa congiuntura, offuscata dall’incertezza sulle cifre finali degli aiuti al settore edilizio, il Def che il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare nelle prossime ore. Il rallentamento dell’economia internazionale difficilmente consentirà di confermare la previsione di una crescita italiana dell’1,2% indicata per il 2024 dalla Nadef lo scorso ottobre.

E anche il deficit, indicato per quest’anno al 4,3%, potrebbe salire, anche se solo di qualche decimale, per poi riallinearsi al 3,6% previsto per il 2025. Il debito, invece, potrebbe essere leggermente migliore delle ultime stime, anche in questo caso solo di qualche decimale. Giorgetti, dunque, presenterebbe solo un quadro tendenziale triennale nel Def, non invece il quadro programmatico: come aveva fatto l’esecutivo Draghi con la Nadef di fine 2022, per non legare le mani al governo successivo. In questo caso la motivazione sarebbe il nuovo Patto di stabilità che rivede il calendario e la forma dei documenti da presentare all’Ue. L’opposizione, però, non ci sta: "Sarebbe un fatto fortemente negativo, di fronte a un deficit 2023 enormemente superiore alle previsioni iniziali e un’economia che va peggio delle (ottimistiche) stime di settembre", spiega Antonio Misiani, responsabile economia del Pd.

La scelta di un Def solo tendenziale, però, sarebbe concordata con Bruxelles, considerando il 2024 un anno di transizione verso le nuove regole. Superato, a giugno, l’appuntamento delle europee, con in arrivo una nuova Commissione Ue e con in mano cifre più definitive sui bonus edilizi, sarà inevitabile fornire un quadro economico di programma.

Con il 2025, poi, si avvicina la necessità di rifinanziare – con uno scostamento rispetto al deficit tendenziale per il 2025 che sarebbe fissato al 3,6% – il taglio del cuneo fiscale e l’Irpef a tre aliquote, con un costo complessivo di circa 15 miliardi. Inevitabile puntare su più crescita che, fatta salva una svolta sul quadro globale, rende sempre più centrali gli aiuti europei del Pnrr. E magari, nel piano di rientro del debito da presentare a Bruxelles, rispolverare il capitolo delle riforme strutturali, l’altra faccia dei quasi 200 miliardi del programma di aiuti europei.