12 mag 2022

Superbonus 110: ingorgo crediti d'imposta. Ecco i rischi per le imprese

Banche, Poste e Cdp faticano a sostenere il meccanismo della cessione. Rischio crisi di liquidità per le aziende

achille perego
Economia
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Il punto sul Superbonus

Una marea di miliardi di crediti d’imposta collegati ai bonus edilizi a partire dal Superbonus al 110% che da solo ad aprile valeva 30,2 miliardi di detrazioni fiscali. Crediti che banche, Posta e Cdp, non sono quasi più in grado di accettare con il meccanismo della cessione quasi sempre successivo, da parte delle aziende, allo sconto in fattura. Una vera e propria tegola sulle imprese, con il rischio di crisi di liquidità e persino fallimenti, e sul Superbonus con lo stop all’apertura di nuovi cantieri. Tanto che da Confedilizia e Ance era stato lanciato l’allarme prima che il Governo – con Draghi critico del Superbonus – varasse con il decreto Aiuti le nuove norme che dovrebbero far ripartire il meccanismo delle cessioni. Come auspica il presidente di Ance Gabriele Buia, alla vigilia dell’evento organizzato dall’associazione domani a Parma sulla rigenerazione urbana e soddisfatto dell’introduzione della certificazione delle imprese edili in un settore che ha visto nascere quasi 12mila nuove società in molti casi dai dubbi requisiti professionali.

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Ma oggi si possono ancora cedere i crediti fiscali? Sì, ma ci vorrà tempo prima che il sistema riparta e probabilmente con una maggiore selezione delle domande. Poste Italiane il 7 marzo aveva riattivato la piattaforma riservandosi però "di valutare a proprio insindacabile giudizio l’eventuale accettazione delle singole richieste di cessione" e con l’abbassamento da 500mila a 150mila del credito cedibile. Cdp invece, il cui ammontare dei crediti fiscali 2021 è inferiore a 400 milioni, ha ripreso solo l’evasione delle richieste già avanzate e sta facendo gli adempimenti per adeguarsi alle nuove normative per ripartire. Ma come si stanno muovendo le principali banche? Intesa Sanpaolo spiega di avere accettato fino a quasi 20 miliardi di lavori di cui circa 5 già perfezionati. Volumi che hanno determinato la saturazione della capacità fiscale del gruppo. Per questo è sospeso l’avvio di nuove richieste, salvaguardando quelle già pervenute, mentre si stanno valutando le norme del decreto Aiuti per capire se consentiranno un ampliamento della capacità fiscale. Più o meno sulla stessa linea Unicredit che in pancia ha oltre 1,2 miliardi di crediti e in aprile aveva annunciato una pausa di riflessione. Banco Bpm tra acquisti già effettuati e impegni ha sostanzialmente raggiunto invece l’obiettivo dei 4 miliardi di volumi totali. Quindi prosegue l’acquisto di crediti già contrattualizzati ma è sospeso l’avvio di nuove pratiche limitando l’operatività su nuove posizioni al recupero di capienza derivante da clienti che rinunciano alla domanda già presentata. Da Bper si spiega di avere crediti acquisiti per circa 1 miliardo e ancora capienza fiscale ma le nuove richieste vengono accolte dopo un esame selettivo.

Quando ripartirà il mercato? Decisive saranno le norme del decreto Aiuti per cui si attende la pubblicazione in Gazzetta e la circolare interpretativa dell’Agenzia delle Entrate. In particolare sulla flessibilità concessa alla banche di cedere i crediti fiscali in prima battuta anche ai correntisti – a partire dalle grandi imprese clienti – senza esperire il secondo e il terzo passaggio nell’ambito del settore bancario. E poter frazionare il credito in quote annuali, da 4 a 5 a 10 anni a seconda dei bonus. Ma resta da capire se questa agevolazione sarà semplice da applicare, conveniente.

 

 

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