Le aziende agricole italiane rischiano un gravissimo tracollo, anche se in questo momento può sembrare che la produzione agro-alimentare sia avvantaggiata rispetto ad altri settore. Il collasso dell’attività economica del settore, specie in presenza del probabile crollo delle esportazioni che rappresentano la grande conquista dell’agro-alimentare italiano, rischia di volgersi rapidamente in depressione. Per questo la perdita di reddito che il settore agricolo privato subirà e il debito che le aziende accumuleranno in questo periodo di blocco delle attività, devono essere assorbiti, in tutto o in parte, dai bilanci degli stati membri.

Dobbiamo immaginare un’Europa del tutto nuova, dove i livelli di debito pubblico saranno molto maggiori di quelli attuali in tutti i Paesi e diventeranno debiti strutturali, ossia permanenti delle economie di ogni stato membro in sostituzione del debito privato. Erogare liquidità è tuttavia la principale medicina per permettere che il congelamento dell’economia delle imprese agricole, dovuto alla pandemia, mantenga ancora attivo il proprio potenziale, cioè la capacità di riprendersi al momento della riapertura delle attività. Altrimenti si rischia di sacrificare, insieme alle aziende che non saranno in grado di riprendersi, il capitale umano, che sarà il primo sacrificato. Le banche dovranno erogare capitale a costo zero e senza distinguo sui rating delle posizioni delle singole imprese. Queste ultime, salvando posti di lavoro, si sostituranno alla politica pubblica in difesa dell’occupazione. Lo Stato dovrà garantire il capitale necessario. L’Europa deve decidere subito all’unanimità; non può prendersi, come ha chiesto, 15 giorni di tempo per decidere.

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