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8 giu 2022

Stop auto benzina e diesel, i timori dell’industria: a rischio 73mila posti

Tutte le incognite della trasizione ecologica, dai costi elevati alla dipendenza dalla Cina per le batterie 

 

8 giu 2022
achille perego
Economia



FCA STABILIMENTO SEVEL DI ATESSA

FIAT FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES



OPERAIO OPERAI CON MASCHERINA PROTETTIVA MASCHERINE PROTETTIVE DPI DISPOSITIVO DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE



IGIENIZZAZIONE STRUMENTO STRUMENTI OPERAIA OCCHIALI PROTETTIVI GUANTI SICUREZZA SUL LAVORO
Dal 2035 in Europa si potranno vendere solo auto a emissioni zero



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Dal 2035 in Europa si potranno vendere solo auto a emissioni zero

La strada della transizione green è segnata e tutta l’industria dell’auto viaggia in questo senso. Ma se dal 2035 si potranno vendere in Europa solo auto al 100% a emissioni zero, e quindi elettriche, la filiera automotive europea perderà, secondo uno studio di Clepa, l’associazione europea della componentistica, e Pwc, mezzo milione di posti solo in parte compensati dai 226mila previsti al 2040 per le produzioni dei sistemi elettrici. E in Italia, Paese con una filiera perlopiù di piccole-medie aziende esportatrici con un saldo attivo della bilancia commerciale di 5,5 miliardi ma indietro nell’elettrico rispetto a Francia e Germania, andrà peggio. Con la stima, ricorda Fabrizia Vigo, responsabile relazioni istituzionali di Anfia, di 73mila posti persi su un totale di 268mila a fronte di solo 6mila nuovi addetti all’elettrico. Una tecnologia che comporta costi produttivi più alti ma meno forza lavoro. Anche perché il 70% (fino a 70 miliardi in Europa) della creazione di valore sarà collegata alla filiera delle batterie che vede, a partire a monte dalla raffinazione dei metalli, lo strapotere della Cina. Con il rischio di un’Europa Pechino-dipendente anche per la mobilità elettrica. Le cifre allarmanti dell’impatto del pacchetto europeo Fit For 55 sull’occupazione sono state denunciate anche nel documento firmato a febbraio da Federmeccanica e Fim, Fiom e Uilm. Questo non significa che il settore, avverte Stefano Franchi, dg di Federmeccanica, si opponga alla transizione ecologica ma è fondamentale quando e come ci si arriva. Quindi, ecco l’appello al governo, come si incentiva la filiera non solo sul fronte domanda ma soprattutto su quello dell’offerta con gli investimenti in Ricerca & Sviluppo e innovazione dei processi produttivi. E quindi il futuro di stabilimenti specializzati nella "vecchia" componentistica da Pisa a Bari, da Ferrara e Pratola Serra fino a Chieti mentre un gruppo come Stellantis sta investendo ...

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