Pierluigi Reschiglian e i suoi soci all’interno di Alma Cube, dove ha sede la Stem Sel
Pierluigi Reschiglian e i suoi soci all’interno di Alma Cube, dove ha sede la Stem Sel

Bologna, 20 gennaio 2015 - Stem Sel è una scommessa nata a fine 2013 da quella che, a sua volta, era una precedente scommessa: uno spin-off universitario di nome ByFlow, avviato nel 2010 e guidato da Pierluigi Reschiglian, professore ordinario di chimica analitica. A ByFlow spetta la ricerca e lo sviluppo di soluzioni analitiche per il settore nanotecnologico, dalle biotecnologie ai materiali. Stem Sel, invece, è nata per commercializzare il prodotto di parte di quelle ricerche. Celector, questo il suo nome, è un marchio registrato: una strumentazione tecnologica brevettata per l’isolamento, la purificazione e la selezione non invasiva di cellule staminali ottenute da tessuti di scarto.

Potenziali clienti di Celector sono aziende produttrici di preparazioni a base di cellule staminali per la terapia cellulare (cell factory), aziende che raccolgono e conservano cellule staminali per il trapianto autologo (cell bank), e laboratori clinici e di ricerca che sviluppano nuove applicazioni basate sulle cellule staminali. I clienti industriali sono laboratori di ricerca e sviluppo in ambito di staminali. La produzione di Celector non è ancora iniziata. Lo sarà a breve, con una produzione a regime stimata in 20 macchine l’anno (il valore stimato di ogni macchina è 40mila euro, a cui si aggiunge il prezzo dei consumabili prodotti dalla stessa Stem-Sel). L’azienda ha vinto l’edizione 2012 di Start Cup 2013, competizione della Regione dedicata alle nuove imprese, ed è stata una delle cinque finaliste del Premio Gaetano Marzotto - Premio d’impresa 2014.

Dalla ricerca universitaria nasce quindi un’intuizione tecnologica, che dà vita a uno spin-off a cui si deve la messa a punto del brevetto per un prodotto pronto per il mercato. Arrivati fin qui, in Italia gran parte delle idee si bloccano. Finché qualcuna supera la linea e si trasforma in un’impresa di successo.

Pierluigi Reschiglian, Stem Sel come ha fatto a squarciare il velo?
«Abbiamo avuto la fortuna di credere in un progetto e di trovare investitori privati che hanno creduto in noi».

Ci racconti tutto dall’inizio.
«Nel 2010, insieme con Andrea Zattoni e Barbara Roda, membri del mio gruppo di ricerca in chimica analitica, materia che insegno, abbiamo deciso di far nascere ByFlow, uno spin-off che tuttora si occupa di ricerca nel campo delle nanotecnologie».

Fin qui non c’è business.
«Il business l’abbiamo intravisto quando siamo riusciti a mettere a punto una tecnologia in grado di isolare, purificare e selezionare le cellule staminali da tessuti di scarto in un modo, mi consenta, straordinariamente innovativo».

Perché innovativo?
«Perché, a differenza dei metodi oggi in uso, permette di isolare le cellule staminali senza marcarle, quindi senza manipolarle, evitando di modificarne la struttura e incappare nelle restrizioni sull’uso medico di cellule modificate che vigono in alcuni Stati. In più Celector, questo è il nome della tecnologia, consente di contare in tempo reale le cellule staminali ottenute e di selezionare tra queste le migliori. Non immagina il risparmio che ne deriva».

Di nuovo: e il business?
«Arriverà con Stem Sel, l’azienda che abbiamo deciso di creare nel 2013 – grazie a Unindustria, alle banche e ai finanziatori privati che hanno creduto nel nostro progetto –, staccandola da ByFlow, che continuerà a fare ricerca. Il suo scopo al momento è unicamente quello commercializzare Celector».

Costo dell’operazione?
«Circa 500mila euro per la fase di start-up. 240mila ce li ha messi ByFlow, il resto arriva dagli altri soci, compresa Alma Cube srl».

Ma chi userebbe, oggi, Celector?
«I laboratori clinici e biomedici, le banche di staminali gli ospedali...».

L’uso delle staminali non è vietato?
«Si tratta di un luogo comune. L’uso delle staminali, anzi, è oggi alla base delle moderne tecniche di ricostruzione cartilaginea, della medicina rigenerativa e delle cure più moderne in alcuni campi oncologici».

C’è mercato, insomma?
«Le terapie cellulari hanno generato nel mondo un mercato di circa 1,3 miliardi di dollari nel solo 2010 e il trend è in ascesa. Noi nasciamo per introdurre su questo mercato una macchina finora inesistente e rivoluzionaria».

Esistesse il famoso Tecnopolo, sareste perfetti per lavorarci.
«Lo credo anch’io, e mi auguro che Stem Sel ci si potrà trasferire al più presto, insieme a molte altre imprese che gemmeranno dalla prolifica ricerca bolognese grazie a un posto di quel tipo».

Torniamo a Celector: quando sarà in vendita e quanto costerà?
«I primi prototipi saranno pronti tra 2 mesi. La commercializzazione partirà a fine 2015. Nel 2016 stimiamo di produrne fino a 20 esemplari l’anno. Il costo si aggirerà sui 40mila euro più il prezzo dei consumabili usati per l’estrazione delle cellule. È un inizio».