Tra crisi e fallimenti molte imprese non possono pagare i debiti con lo Stato
Tra crisi e fallimenti molte imprese non possono pagare i debiti con lo Stato

Roma, 28 gennaio 2021 - C'è un tesoro di mille miliardi che il fisco italiano non riesce a incassare e che probabilmente non incasserà mai o semmai solo in piccola parte. E' il cosiddetto Magazzino, ovvero la mole dei crediti affidati dagli enti creditori all'Agenzia delle Entrate e della Riscossione dal 2000 al 2020. Vent'anni di crediti non riscossi. I debitori sono in gran parte soggetti che non sono in grado di sostenere la riscossione: imprese fallite soggetti defunti, spariti, o semplicemente non in grado di rifondare il debito perché risultano magari nullatenenti. “E' un 'magazzino' che fotografa un credito che non sarà mai riscosso'' ha sottolineato ieri il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Una dichiarazione che sembra quasi passata in cavalleria, Come dire: tanto sono soldi andati. Eppure basta fermarsi e fare un calcolo per rendersi conto della mole. Cinquanta miliardi all'anno, molto più di una normale manovra, quasi il 60% del Pil italiano, un po' meno della metà del debito complessivo dello Stato.

Che fare per recuperarle? Dire che abbiamo armi spuntate è un eufemismo. Una grande sanatoria per recuperare il possibile? Una mega rottamazione sperando di grattare qualche briciola? “L'ipotesi di rottamazione o altri strumenti simili è una scelta che non spetta a noi”, ha spiegato Ruffini senza troppa convinzione. Perché, come ha poi precisato, la rottamazione “non incide sulla riduzione del volume del 'magazzino'”. “Lo dimostrano le precedenti esperienze - ha aggiunto - La recente rottamazione aveva un perimetro di riferimento di circa 12 miliardi di euro, le successive di 24 miliardi. Quindi entrambi le rottamazioni avevano ad oggetto un complessivo numero di crediti pari a circa 36-37 miliardi a fronte di un 'magazzino' di mille miliardi”. Briciole, appunto. Con un'aggravante. Per cercare di recuperare qualcosa dalla mole di miliardi bloccati, il Fisco spende e consuma risorse. Anche inutilmente. Perché, sempre secondo Ruffini, è “un credito che non sarà mai riscosso ma costringe l'agenzia a tentare comunque la riscossione nei confronti di tutti i soggetti sottraendo risorse e attività ai crediti effettivamente esigibili". Un altro paradosso italiano che avrebbe bisogno di essere risolto una volta per tutte dal parlamento. A partire da una riforma della giustizia tributaria che renda più veloci ed efficaci le riscossioni future. Altrimenti il magazzino è destinato ad auto-alimentarsi.