di Roberto Giardina La Springer, il più grande gruppo editoriale tedesco, in controtendenza, crede nel futuro del giornalismo e dell’informazione, non solo in Tv e nell’online, anche nella stampa su carta, e assumerà 600 giornalisti nei prossimi cinque anni. "Crediamo nel futuro dei media", dichiara Jann Bayer, 51 anni, membro della direzione, responsabile per il settore NewMedia. E non sono compresi i 70 giornalisti assunti nelle settimane scorse per il lancio di Bild-TV. "La nostra emittente – continua Bayer – avrà presto un ruolo di rilievo nell’informazione in...

di Roberto Giardina

La Springer, il più grande gruppo editoriale tedesco, in controtendenza, crede nel futuro del giornalismo e dell’informazione, non solo in Tv e nell’online, anche nella stampa su carta, e assumerà 600 giornalisti nei prossimi cinque anni. "Crediamo nel futuro dei media", dichiara Jann Bayer, 51 anni, membro della direzione, responsabile per il settore NewMedia. E non sono compresi i 70 giornalisti assunti nelle settimane scorse per il lancio di Bild-TV. "La nostra emittente – continua Bayer – avrà presto un ruolo di rilievo nell’informazione in Germania". La Springer ha attualmente oltre 16mila dipendenti, di cui 2.400 giornalisti sui 9mila che operano nel settore media. E non sono compresi i 500 giornalisti, che lavorano per Politico, il quotidiano americano all’avanguardia per l’informazone digitale, acquistato in agosto. La Springer partecipava già dal 2014 con il 50 per cento nell’edizione europea di Politico, che ha sede a Bruxelles.

Il gruppo, 3 miliardi e cento milioni di fatturato, continua l’espansione all’estero. È presente in 40 paesi, puntando soprattuto sugli Stati Uniti, grazie alla collaborazione con la società finanziaria americana Kohlberg Krabis Robert (KKR). "Abbiamo fiducia nei media – assicura Bayer – anche in Germania".

Nel secondo trimestre del 2021, sono riprese a salire le copie su carta della Bild Zeitung, un milione e 200mila, a cui si aggiungono 580mila abbonamenti online. Un’altra scommessa riuscita grazie a un investimento di decine di milioni di euro pochi anni fa.

La Bild Zeitung, il popolare quotidiano, fondato nel 1952, vendeva ancora nel 1998 4,5 milioni di copie, con oltre 13 milioni di lettori, ma oggi ha perso il 72 per cento della tiratura pur rimanendo il giornale più venduto in Germania, con 8,6 milioni di lettori. La sua formula, un’informazione sintetica e comprensbile (i redattori usano appena duemila parole e evitano i congiuntivi) è quella che aveva più risentito della concorrenza online. L’altro quotidiano del gruppo, Die Welt, vende poco meno di 80mila copie, quindici anni fa era sopra le 200mila. La Germania era un’isola felice per la stampa e per i libri, ma oggi tutti i quotidiani e settimanali perdono copie e pubblicità. Una crisi che non ha risparmiato i due grandi giornali nazionali, insieme con Die Welt. La Süddeutsche Zeitung di Monaco, in vent’anni ha perso un terzo delle copie, da 450mila a 311mila, e la Frankfurter Allgemeine di Francoforte, nello stesso periodo, si è quasi dimezzata da 400mila copie a 200mila.

Der Spiegel, il primo settimanale europeo, da un milione e 100mila copie scende verso quota 700mila. Si è reagito riducendo il personale per contenere i costi. La Springer Verlag all’opposto investe sui redattori e sulle nuove tecnologie. "Il giornalismo è il nostro prodotto, riducendo solo i costi mette in pericolo la qualità", ha detto Matthias Döpfner, il grande capo del gruppo.