Roma, 3 agosto 2018 - Si avvicina la scadenza della legge di Bilancio e lo spread torna a far paura. Ieri nuova impennata fino a quota 250, per poi ridiscendere fino a 244 punti, con il rendimento del decennale italiano al 2,9%, vicino ai livelli di inizio giugno. Un piccolo terremoto finanziario avvertito in maniera netta a Piazza Affari: ha lasciato sul terreno l’1,7%, un crollo che ha penalizzato ancora una volta i titoli bancari.

Al centro delle preoccupazioni, le scelte del governo sulla prossima manovra economica. È vero che la scadenza è prevista in ottobre. Ma già a settembre l’esecutivo dovrà mettere nero su bianco l’aggiornamento del Def (il Documento di Economia e Finanza). E, dalle prime indicazioni che arrivano dai tecnici che curano il dossier dei conti pubblici, i margini di manovra per venire incontro alle promesse elettorali dei due partiti di maggioranza sono risicati. Senza considerare lo stop all’acquisto di titoli pubblici da parte della Bce: un’operazione che potrebbe portare all’insù i tassi di interesse, penalizzando i paesi più indebitati.

Ieri, a Palazzo Chigi, avrebbe dovuto esserci un primo vertice sulla manovra fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. L’incontro, per la verità mai formalmente convocato, sarebbe slittato a causa del voto in Aula sul decreto dignità. Un provvedimento che sta seguendo personalmente e passo dopo passo il superministro grillino dello Sviluppo Economico e del Welfare. Molto probabilmente la riunione potrebbe tenersi già oggi o nei primi giorni della prossima settimana. Ma già ora il lavoro della manovra si presenta tutto in salita. A complicare il quadro della finanza pubblica c’è soprattutto il rallentamento dell’economia, con la revisione al ribasso delle stime della crescita. Calcoli ufficiali non ce ne sono, ma se dovesse essere confermato un aumento del Pil all’1% (mezzo punto in più rispetto alle previsioni) già nel 2018 mancherebbero all’appello circa 3,5 miliardi per rispettare gli impegni assunti dal governo sul deficit.

Una cifra che potrebbe lievitare fino a 7 miliardi nel 2019. Ai quali aggiungere l’effetto dell’aumento dei tassi di interesse per il finanziamento del nostro debito: altri 2 miliardi di euro. Se a tutto questo aggiungiamo i 12,4 miliardi necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia e i 4 miliardi delle cosiddette ‘spese indifferibili’, già oggi la manovra economica viaggia attorno ai 22 miliardi. Al netto, cioè, di tutti gli interventi a cuore dei due soci di maggioranza dell’esecutivo: Riforma Fornero, Flat Tax e Reddito di Cittadinanza. Un fatto è certo: i mercati internazionali stanno praticamente aspettando l’esecutivo al varco della prossima legge di bilancio. Non a caso l’Fmi ha sospeso le sue tradizionali ‘pagelle’ sull’economia italiana in attesa della manovra economica. Mentre continua ad esserci il rischio di un downgrading da parte delle agenzie di rating. Insomma, ci si aspetta un’estate rovente anche sui mercati.