di Claudio Cumani

Ci mettono la faccia. Ci mettono la faccia i tre testimonial della campagna di promozione turistica lanciata dalla Regione Emilia-Romagna, perché sono figli di questa terra e perché sono convinti che, dopo il difficile periodo di lockdown, la chiave di ripartenza stia nella bellezza, nella cultura e nella voglia di stare insieme (rispettando le dovute norme). Alberto Tomba (nella foto in alto a destra) per l’Appennino, Paolo Cevoli (nella foto in basso) per la Romagna, e Stefano Accorsi (nella foto in alto a sinistra) per le città d’arte e il cineturismo sono dunque gli ambasciatori di una regione che, spiegano il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore Andrea Corsini, non ha mai dato per persa, in questa tribolata estate 2020, la stagione vacanziera e che continua a puntare sul turismo come fonte di rilancio.

"È una terra – dice Stefano Accorsi che a Bologna è nato e si è diplomato attore – piena di primati ed eccellenze, segnata dalla voglia di fare squadra, pronta ad accendere i motori della passione e della fantasia". Spot televisivi, web-serie, post, podcast, video, docu-film: ogni testimonial sta ricorrendo e ricorrerà a strumenti diversi per sostenere una campagna costata 2,7 milioni di euro.

"Sono felice di fare parte di questo progetto – spiega Tomba – Abbiamo la fortuna di avere alla portata posti magnifici dove è possibile stare a contatto con la natura, fare sport e godersi panorami indimenticabili". E allora? E allora, secondo il pluricampione bolognese, "bisogna riscoprire la bellezza dei percorsi stupendi che aspettano camminatori e famiglie". Insomma, per dirla con lo spot televisivo di cui Albertone, è protagonista ‘una palestra a cielo aperto’.

Dai monti al mare. Paolo Cevoli, proprietario a Riccione (dove è nato) fino al ‘90 della pensione Cinzia, l’ha buttata ovviamente sul ridere. Nei dieci video raccolti sotto il titolo ‘Alla griglia di partenza’ (laddove la griglia è quella delle corse motociclistiche ma anche quella del pesce azzurro), l’ex assessore Cangini spiega perché "la Romagna è il sorriso degli italiani": "Dico sempre che la vera risorsa di questa terra, prima delle spiagge, dell’entroterra e della cucina, sono i romagnoli. Siamo gente che magari prima parla e poi pensa, ma che ha grande capacità di fare e di adattarsi. Venire in Romagna è un po’ come tornare a casa".

Nessuna contrapposizione con l’Emilia, per carità. "Ripeto che quel trattino che divide il nome Emilia e Romagna è come il ferretto del reggiseno. Ed è bello che la regione abbia il nome di due donne in una società matriarcale come la nostra". In Emilia-Romagna, da Ravenna a Correggio, Stefano Accorsi ha girato qui molti film. Quello a cui si sente più legato, ammette, è ‘Radiofreccia’ di Ligabue, che, guarda caso, è anche il film preferito dal presidente Bonaccini in quanto ‘ritratto di una generazione’. Accorsi, oltre che testimonial dell’offerta di arte e cultura, sarà ambasciatore degli itinerari di cineturismo, ovvero dei luoghi segnati dalla presenza di Federico Fellini (di cui quest’anno si festeggia il centenario della nascita), Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, passando per la Cineteca di Bologna il suo celebre laboratorio ‘L’immagine ritrovata’. Le ragioni di tanta creatività? "Un amico sceneggiatore – risponde – sostiene che è tutto merito della nebbia che ci fa vedere soltanto una parte delle cose, lasciandoci immaginare quello che copre. Eccolo qui, il segreto".

Accorsi, che avendo vissuto sette anni in Francia, ha imparato a guardare l’Italia con un occhio particolare e non nasconde il suo luogo del cuore: è la grande piazza Maggiore di Bologna dove ha visto correre a perdifiato i figli. Il suo contributo alla campagna è, in parte, ancora in fase di una definizione più precisa: "Stiamo iniziando a ragionare su tutto con una convinzione precisa: investire nella cultura significa investire nella coscienza. Quindi per realizzare un docu-film devi fare le cose che ti senti, per creare un video devi cercare qualcosa che parta da te".