Lunedì 22 Luglio 2024
FRANCESCO MORONI
Economia

Inter e DigitalBits: via lo sponsor dalla maglia. C'è un ammanco potenziale di 80 milioni

La società di criptovalute doveva versare nelle tasche nerazzurre tre rate da otto milioni di euro in questa stagione, mai pagate. Il contratto prevedeva cifre crescenti: 27 milioni la prossima stagione e 30 nel 2024-2025

Lo sponsor DigitalBits sulla maglia dell'Inter

Lo sponsor DigitalBits sulla maglia dell'Inter

Milano, 17 maggio 2023 – E’ un caso più unico che raro: gli appassionati di calcio si saranno accorti come, sulle maglie dell’Inter vincitrice contro il Milan nell’euroderby e ora finalista della Champions League, sia scomparso lo sponsor principale.

DigitalBits, piattaforma di digital banking di proprietà di Zytara, non ha infatti versato neppure un euro nelle tasche della società calcistica milanese in questa stagione, a fronte di un contratto stipulato in tre rate per 24 milioni totali. I tifosi se ne saranno sicuramente già accorti: l’Inter si è ritrovata così a giocare le ultime partite con la maglia senza sponsor, non senza diverse complicazioni.

Inter e DigitalBits, cosa è successo

Era già emerso dalla Trimestrale al 31 dicembre 2022 di Inter Media and Communication: “DigitalBits non ha pagato il canone base di 24 milioni di euro”, era stato comunicato a inizio anno, di cui la prima rata da otto milioni emessa a giugno 2022, la seconda sempre da otto emessa lo scorso ottobre e l’ultima, ancora da otto milioni di euro, emessa a febbraio di quest’anno.

Non solo: DigitalBits non ha versato nemmeno i bonus ad oggi scattati per un importo complessivo di 1,25 milioni di euro (di cui un milione a ottobre 2022 e 0,25 milioni di euro a gennaio). “Il partner non ha ancora presentato il progetto, previsto contrattualmente, relativo all’integrazione dell’ecosistema digitale di gruppo, appena rinnovato dal nostro club”, si leggeva ancora nel documento trimestrale.

DigitalBits e Inter avevano firmato un contratto per un ruolo del primo come sponsor di manica durante la scorsa stagione, più un triennale da sponsor principale con numeri al rialzo (24 milioni questa stagione, 27 la prossima, 30 in quella ’24-’25) e altri bonus. Dopo aver pagato i cinque milioni previsti dal contratto come sponsor di manica e i 100mila euro previsti per il passaggio dell’Inter agli ottavi della Champions ’22-’23. Poi, stop alle erogazioni: niente 1,6 milioni per il secondo posto dell’ultimo campionato e per la vittoria dell’ultima Coppa Italia, niente rate per la sponsorizzazione di questa stagione.

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Il danno di immagine e la rimozione dello sponsor

Inizialmente, la società calcistica milanese aveva pensato di mantenere lo sponsor fino a fine stagione. Una questione di immagine: per non svalutare la maglia con cui, pochi mesi fa, è stata vinta la Supercoppa italiana; per non far perdere valore al brand nerazzurro; per tutelarsi legamenti in ogni sede e dimostrare l’adempimento di tutti gli obblighi.

Poi, il dietrofront: prima lo sponsor era stato rimossa dalle maglie della squadra femminile e da quella giovanile, poi anche da quella principale guidata da Simone Inzaghi. Mesi di inadempienza hanno portato a una frattura inevitabile. L’Inter, da tempo, è alla ricerca di un nuovo sponsor per la prossima stagione e, a questo punto, appare chiaro come il matrimonio con la società di criptovalute sia definitivamente tramontato.

DigitalBits ha visto così sfumare la possibilità di comparire come main sponsor della finalista della prossima finale di Champions League, con un danno non di poco conto. L’Inter, a sua volta, ha ottenuto il traguardo con una maglia che sembra piuttosto vuota, almeno fin dai tempi in cui i brand pubblicitari erano banditi. Eppure va detto come la qualificazione alla finale del 10 giugno porta nelle tasche del club milanese oltre 15 milioni di euro, per una ‘campagna europea’ che, fino ad oggi, ha permesso di racimolare in totale quasi 115 milioni.

DigitalBits, il caso analogo della Roma

Caso molto, molto simile quello che riguarda DigitalBits e un’altra società di calcio: la Roma. L’azienda di criptovalute e i giallorossi avevano stipulato un accordo per avere il main sponsor in questa stagione, ora rimosso e sostituito dalla scritta ‘Spqr’ per simboleggiare il legame con la Città eterna. L’accordo, diversamente da quello dell’Inter, prevedeva che Zytara (proprietaria di DigitalBits) versasse nelle tasche ella Roma 500mila euro lo scorso marzo, e il saldo di 9,5 milioni a fine stagione.

Ecco spiegato come mai lo ‘strappo’ sia arrivato successivamente a quello interista. Il contratto con i giallorossi prevedeva anche in questo caso importi a salire: cinque milioni per il ’21-’22, 10 in questa stagione e 21 nella prossima. Tutto saltato, anche in questo caso, per un ammanco potenziale di 31 milioni da coprire.

C’è chi punta il dito contro la crisi delle criptovalute, chi contro le promesse di fiumi di milioni da parte di qualche società, ma sembra ormai palese come il grande sodalizio tra calcio e criptomonete, scoppiato in maniera particolare lo scorso anno, sembra piuttosto in crisi.