Bruno Villois Natale si avvicina e mai come quest’anno servirebbe una spinta extra large ai consumi del periodo. La sofferenza di commercio e servizi, da inizio pandemia ad oggi, ha subito un’escalation vorticosa. Il calo del giro di affari medio di ogni settore è all’incirca del 60%. Milano, una delle capitali mondiali del commercio di lusso, sta pagando il crollo contemporaneo del...

Bruno

Villois

Natale si avvicina e mai come quest’anno servirebbe una spinta extra large ai consumi del periodo. La sofferenza di commercio e servizi, da inizio pandemia ad oggi, ha subito un’escalation vorticosa. Il calo del giro di affari medio di ogni settore è all’incirca del 60%. Milano, una delle capitali mondiali del commercio di lusso, sta pagando il crollo contemporaneo del turismo, l’assillo dei lockdown ai quali si è aggiunto lo smart working, che sta desertificando soprattutto gli uffici del centro città. La riapertura di tutte le attività commerciali dovrebbe essere sostenuta da una straordinaria azione incentivante ai consumi che per funzionare dovrebbe essere basata su incentivi fiscali. Il black friday, basato su scontistiche eccezionali, ha dato un ulteriore straordinario impulso all’e-commerce, ovvero ai soliti Amazon e Alibaba, mentre il negozio fisico ne è stato escluso. Agli esercizi commerciali toccherà mantenere sconti, mai fatti prima nel periodo antecedente il Natale, che incideranno sulle marginalità. L’alternativa agli sconti volontari potrebbe essere la detraibilità integrale dalle tasse, per tutti i contribuenti, di ogni acquisto effettuato o servizio utilizzato per i prossimi 45 giorni. Lo stimolo fiscale agli acquisti sarebbe particolarmente incisivo e i vantaggi per l’erario sarebbero molti: azzeramento dell’evasione e quindi maggiori introiti dell’IVA e delle imposte derivanti da manifattura e commercio, riduzione dei costi della cassa integrazione per gli esercizi commerciali che, c’è da scommetterci, lavorerebbero a pieno ritmo e infine un concreto ristoro per l’intero comparto commerciale.I rischi, tutt’altro che remoti, sulla tenuta dei consumi anche nel periodo da sempre più fecondo, devono trovare una risposta concreta. In caso contrario, non solo il commercio pagherebbe un prezzo insostenibile, ma anche le produzioni vedrebbero crollare la domanda, con ricadute pesanti su tutto il sistema produttivo.