29 mar 2022

Speranze di pace in Ucraina, le Borse di tutto il mondo chiudono euforiche

Piazza Affari traina l'Europa e Wall Street procede sulla falsariga. In calo anche i listini di grano e cereali, salgono tutti i titoli energetici

Torna l'ottimismo sui listini dopo il primo round dei colloqui di pace
Torna l'ottimismo sui listini dopo il primo round dei colloqui di pace

Chiusura positiva a Piazza Affari, al termine di una seduta che si era già aperta con il segno più. L'indice Ftse Mib segna un +2,41% a quota 25.307 punti, mentre l'Ftse Italia All Share guadagna il 2,42% a 27.627 punti. In rialzo anche l'Ftse Star, che mette a segno un rimbalzo del 2,91% a quota 55.941 punti. Milano, come gli altri mercati, sfrutta gli spiragli di ottimismo sulla possibile intesa per la pace fra Russia e Ucraina, dopo i colloqui tra i negoziatori a Istanbul. Bene soprattutto i bancari, mentre tra le materia prime è in calo il prezzo del petrolio. Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 150 punti con il rendimento del decennale al 2,13%.

L'Europa ci segue

Tra i titoli del listino milanese fra i maggiori rialzi Unicredit che guadagna 7,5 punti, ma in evidenza anche Diasorin, Stellantis e Amplifon. Per quanto riguarda i segni meno fra i maggiori ribassi Cnh Industrial che cede 3,7 punti, ma in calo anche Terna, Tenaris e Leonardo. Anche le altre principali Borse europee archiviano la seduta con segni positivi, sulla scia dell'apertura in verde a Wall Street, nonostante l'indice sulla fiducia dei consumatori sia stato lievemente sotto le attese. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a +3,08%, Francoforte guadagna il 2,79%, mentre Londra avanza dello 0,86%. Sul fronte valutario l'euro sul dollaro sale a 1,1116

Wall Street in coda

In linea con le piazze finanziarie di tutto il mondo, anche Wall Street procede tonica alimentata dalle speranze di pace che arrivano da Istanbul. Mosca ha deciso di ridurre drasticamente l'attivita' militare intorno a Kiev e in Ucraina settentrionale, mentre l'Ucraina ha proposto di adottare uno status neutrale in cambio di garanzie internazionali di protezione da attacchi. Queste novita' hanno alimentato la propensione al rischio, con le borse europee in rally e i prezzi dell'oro in calo di oltre l'1% ai minimi di un anno. Gli spiragli di pace hanno fatto crollare il prezzo del petrolio con il Wti che cede ora oltre il 3% e si posiziona a 102 dollari al barile. Conseguentemente, tutti gli energetici segnano netti cali.

Gli energetici in calo

Chevron perde il 2,43%, Exxon l'1,92%. ConocoPhillips cede il 3,47%. In cauto rialzo i tecnologici, mentre sono in forte calo le azioni del comparto "Aerospace & Defense". Sulle speranze di pace, Lockheed Martin e' in calo del 2,43%. Limitate le perdite (-0,87%) per Northrop Grumman mentre L3Harris Technologies, fornitrice di servizi di tecnologia dell'informazione che produce sistemi e prodotti C6ISR per la Difesa lascia sul terreno il 2,67%. General Dynamics, specializzata in forniture militari e considerata il quinto piu' grande defense contractor del mondo, perde l'1,91%. 

Grano e cereali

Non solo petrolio, gli spiragli di pace frenano la speculazione sui prezzi di grano e mais che invertono al tendenza e scendono bruscamente su valori minimi del mese di guerra. E' quanto emerge dall'analisi della Coldiretti sugli andamenti al Chicago Board of Trade punto di riferimento mondiale delle materie prime agricole in occasione dei negoziati in Turchia. Un andamento spinto dalle aspettative sul raggiungimento dell'accordo tra Russia ed Ucraina ed il superamento delle difficoltà nelle semine e nel commercio internazionale dei cereali con blocchi alle esportazioni e dei trasporti che hanno riguardato anche la disponibilità di fertilizzanti necessari alla coltivazione spingendo verso l'alto le quotazioni.  All'apertura il contratto future più attivo sul grano - rileva la Coldiretti - è sceso a 9,76 dollari a bushel (27,2 chili) dopo essere era arrivato a superare in un mese di guerra i 13,6 dollari per bushel mentre il mais è stato quotato 7,17 dollari dopo aver raggiunto i 7,8 dollari per bushel al top da 10 anni.

Gli effetti in Africa

Una netta inversione di tendenza rispetto a livelli precedenti registrati solo negli anni delle drammatiche rivolte del pane che hanno coinvolto molti Paesi a partire dal nord Africa come Tunisia, Algeria ed Egitto che è il maggior importatore mondiale di grano e dipende soprattutto da Russia e Ucraina.  Una situazione determinata dal fatto che - continua la Coldiretti - i due Paesi in guerra insieme controllano circa il 28% delle vendite mondiali di grano tenero per la panificazione, il 16% del commercio del mais destinato all'alimentazione degli animali negli allevamenti e circa il 65% dell'olio di girasole impiegato per la produzione di dolci, conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili da parte dell'industria alimentare, oltre che per le fritture, secondo il centro studi Divulga.

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