SONO "per certi versi impietosi", come li ha definiti il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, i numeri della transizione green delle città italiane. La fotografia è scattata dal Rapporto “Ecosistema urbano 2021” dell’associazione ambientalista, che dal 1994 indaga sulle performances ambientali dei capoluoghi di provincia italiani basandosi su 18 indicatori misurati in 5 diversi settori: ambiente, aria, acqua, mobilità e rifiuti. Qualche esempio? La quantità media di alberi e i metri di piste ciclabili per ogni cento abitanti, la percentuale di acqua potabile persa dalla rete idrica, la media di viaggi effettuati sui mezzi pubblici da ogni abitante, il numero di persone coinvolte in incidenti stradali ogni mille abitanti e così via. Dopo aver registrato, comparato ed elaborato...

SONO "per certi versi impietosi", come li ha definiti il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, i numeri della transizione green delle città italiane. La fotografia è scattata dal Rapporto “Ecosistema urbano 2021” dell’associazione ambientalista, che dal 1994 indaga sulle performances ambientali dei capoluoghi di provincia italiani basandosi su 18 indicatori misurati in 5 diversi settori: ambiente, aria, acqua, mobilità e rifiuti. Qualche esempio? La quantità media di alberi e i metri di piste ciclabili per ogni cento abitanti, la percentuale di acqua potabile persa dalla rete idrica, la media di viaggi effettuati sui mezzi pubblici da ogni abitante, il numero di persone coinvolte in incidenti stradali ogni mille abitanti e così via. Dopo aver registrato, comparato ed elaborato questa messe di dati, si arriva ad attribuire a ogni città un punteggio che va da 0 a 100.

La leadership tra le “città sostenibili” nel Rapporto 2021 è appannaggio ancora una volta di Trento, in testa alla classifica per la terza edizione consecutiva con 84,71 punti su 100: la città brilla nell’indice sul consumo di suolo, riesce ad incrementare costantemente la raccolta differenziata che supera l’83 per cento dei rifiuti e ad abbattere i livelli di NO2 e PM10. Molto interessante è la performance di Reggio Emilia, capace di scalare molte posizioni in classifica: negli ultimi quattro anni è passata dal 24esimo posto al secondo posto attuale. Il merito è soprattutto della riorganizzazione in chiave green della mobilità cittadina, basata sullo spazio-record riservato ai pedoni e alle bici (0,52 mq di aree pedonali e 45,75 metri di piste ciclabili pro capite), e della gestione ottimale del ciclo dei rifiuti di cui ben l’84,7 per cento viene riciclato. Al terzo posto in classifica si posiziona Mantova, seguita dalla sorprendente Cosenza: è l’unica città meridionale tra le prime dieci. I capoluoghi di provincia meridionali si addensano infatti in coda alla classifica, in cui il primato negativo è tristemente detenuto da Palermo.

Analizzando la media delle performances fatte registrare dalle città capoluogo, segnali confortanti giungono su due fronti importanti come l’aumento della raccolta differenziata e lo sviluppo di piste e infrastrutture ciclabili. Ma sono le uniche note positive di un’Italia che arranca sul fronte della sostenibilità, almeno nella visione di Legambiente secondo cui neanche il terremoto della pandemia e la nuova coscienza ambientalista degli italiani sono riuscite a spingere la gran parte dei Sindaci a lanciare politiche ambientali più coraggiose e innovative. Il risultato è che i cittadini italiani devono accontentarsi, ancor oggi, di vivere in contesti urbani mediamente poco verdi e poco salubri, nel complesso troppo poco a misura d’uomo.

Una grande chance di recupero è offerta ora dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: non a caso qualche giorno fa Mario Draghi, parlando all’Assemblea nazionale dell’Anci, ha esortato i sindaci a diventarne protagonisti. "Il successo del Piano è nelle vostre mani, come nelle nostre" ha affermato rivolgendosi ai primi cittadini degli ottomila Comuni italiani, che dovranno amministrare nei prossimi 5 anni quasi 50 miliardi di euro di risorse comunitarie come “soggetti attuatori” del Pnrr. E la parte maggioritaria di queste risorse sono dedicate proprio allo sviluppo green, alla transizione verso un’economia circolare, alla mobilità sostenibile delle città. Il punto debole di questa gigantesca sfida è evidente: il clamoroso deficit di project management delle amministrazioni comunali - mediamente povere di competenze e ancor meno incentivate dai meccanismi pubblici all’innovazione procedurale e progettuale - che diventa ancor più profondo rispetto a strategie, politiche, progetti di sostenibilità. Non sarà facile colmare questo gap in tempi brevi. Salvo che la spinta dell’opinione pubblica nazionale e di quelle locali non diventi così forte, da produrre piccoli e grandi “miracoli”.

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