Manovra ambientale a colpi di Pnrr e fondi Ue
Manovra ambientale a colpi di Pnrr e fondi Ue
"QUESTO È SOLO L’INIZIO di un lungo processo. C’è bisogno di un impegno quotidiano fino al 2026. Aver conseguito i 51 obiettivi previsti dal Piano è importante, ma non è il momento di adagiarsi". Il presidente del Consiglio Mario Draghi (a destra) ha spronato così i ministri riuniti nella cabina di regia dedicata al Recovery Plan. Mentre arriva il via libera dall’Ue (a sinistra, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen) alle rate semestrali delle risorse del Pnrr riconosciute all’Italia (la prima da 24,1 miliardi giungerà tra due-tre mesi), la sfida per il nuovo anno si fa ancora più ambiziosa: le riforme da approvare sono 66,102 gli obiettivi da raggiungere per assicurarsi la seconda e terza rata dei fondi europei, in tutto 40 miliardi. La Legge di Bilancio 2022 sarà ricordata come la più orientata all’ambiente e al clima della storia italiana, con oltre 8 miliardi di risorse stanziate in questo ambito. Fra i quindici articoli dedicati ad ambiente, salute e clima – tutti punti chiave del Piano nazionale di ripresa e resilienza –...

"QUESTO È SOLO L’INIZIO di un lungo processo. C’è bisogno di un impegno quotidiano fino al 2026. Aver conseguito i 51 obiettivi previsti dal Piano è importante, ma non è il momento di adagiarsi". Il presidente del Consiglio Mario Draghi (a destra) ha spronato così i ministri riuniti nella cabina di regia dedicata al Recovery Plan. Mentre arriva il via libera dall’Ue (a sinistra, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen) alle rate semestrali delle risorse del Pnrr riconosciute all’Italia (la prima da 24,1 miliardi giungerà tra due-tre mesi), la sfida per il nuovo anno si fa ancora più ambiziosa: le riforme da approvare sono 66,102 gli obiettivi da raggiungere per assicurarsi la seconda e terza rata dei fondi europei, in tutto 40 miliardi. La Legge di Bilancio 2022 sarà ricordata come la più orientata all’ambiente e al clima della storia italiana, con oltre 8 miliardi di risorse stanziate in questo ambito. Fra i quindici articoli dedicati ad ambiente, salute e clima – tutti punti chiave del Piano nazionale di ripresa e resilienza – troviamo il Fondo per la mobilità sostenibile, il Fondo italiano per il clima e il controllo dell’inquinamento e il Fondo per il sostegno alla transizione industriale. Il Fondo italiano per il clima potrà contare complessivamente su oltre 4,2 miliardi di euro fino al 2027. Le risorse dovranno servire all’Italia per raggiungere tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di abbattimento delle emissioni inquinanti stabiliti nei diversi accordi europei firmati dal nostro governo.

Al Fondo per la mobilità sostenibile vengono attribuiti circa 2 miliardi di euro per gli anni che vanno dal 2023 al 2034. Queste risorse serviranno al rinnovo del parco autobus locale, alla realizzazione di ciclovie, allo sviluppo del trasporto merci su ferro, ai treni ad idrogeno, all’adozione di carburanti puliti per navi ed aerei e al rinnovo dei mezzi per l’autotrasporto. Oltre 1,5 miliardi di euro vengono inoltre stanziati nei prossimi 15 anni per le metropolitane di Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino, mentre 3,35 miliardi dal 2022 al 2036 sono destinati agli interventi di adeguamento delle strade. Il Fondo a sostegno della transizione industriale riceve invece 150 milioni di euro di dotazione nel 2022. In più c’è il credito d’imposta al 15% per l’innovazione tecnologica finalizzata alla transizione ecologica, con 2 miliardi stanziati per il 2022 e 4 miliardi dal 2023 al 2025.

Al di là delle risorse stanziate, però, l’obiettivo principale è l’accelerazione dei progetti, che negli ultimi anni sono stati quasi completamente paralizzati dalle opposizioni sistematiche delle soprintendenze ai beni culturali. Qui sarà centrale l’azione del ministero della Transizione ecologica, che quest’anno passa a gestire e indirizzare da 1,5 miliardi a circa 16 miliardi l’anno, con i bandi per l’implementazione del Pnrr, che prevedono tra l’altro l’effettiva installazione di 8 gigawatt di nuova potenza da fonti rinnovabili ogni anno, moltiplicando quindi per 10 la potenza rinnovabile installata nel 2020 e nel 2021. Il primo passo per recuperare il tempo perduto e realizzare un nuovo mix energetico per il prossimo decennio è contenuto nel decreto Semplificazioni, che dovrebbe portare a 300 giorni l’iter autorizzativo per i nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, che ad oggi hanno bisogno in media di sette anni per arrivare a realizzazione.

La riduzione per ora sta scritta solo sulla carta, ma il ministro Stefano Cingolani (a sinistra) ha assicurato che riuscirà nell’impresa: "Sono stati autorizzati in queste settimane 400 megawatt eolici proprio grazie a quei poteri, superando il contrasto che a volte c’è tra vincoli ambientali e vincoli paesaggistici. Nei prossimi 12 mesi partiranno i bandi per arrivare a quegli 8 gigawatt all’anno da fonti rinnovabili che ci siamo dati come obiettivo. Ecco cosa significa accelerare sul Pnrr", ha risposto Cingolani a chi mette in dubbio le capacità del governo di arrivare in buca. "Da gennaio partono le aste, da dove si vedrà anche in Italia la forza strategica del Pnrr. Si inizierà a vedere un nuovo mix di produzione, sbloccheremo le energy community, l’agrofotovoltaico e il repowering di alcune centrali, vale a dire la sostituzione di fonti fossili con eolico e fotovoltaico", ha precisato Cingolani, fiducioso.

Il ministro ha toccato anche il problema delle competenze, perché i dubbi sulle capacità delle amministrazioni pubbliche di riuscire a sfruttare questa leva progettuale e finanziaria sono forti e le mancanze su questo versante potrebbero a loro volta aumentare i costi complessivi della transizione. "Abbiamo dovuto costruire un nuovo ministero con 4 nuovi dipartimenti, uno dei quali è dedicato esclusivamente al Pnrr e a tutte le operazioni straordinarie che dovremo fare per il piano", ha assicurato Cingolani. Il ministro è convinto che questa accelerazione sarà essenziale anche per mettere un argine all’aumento dei prezzi dell’energia elettrica, che sono legati all’impennata del gas naturale, da cui l’Italia è troppo dipendente. L’energia rinnovabile, che si produce con risorse interne e non dev’essere importata come il gas dalla Russia o dall’Algeria, è l’unica risposta valida per un Paese come l’Italia e un continente come l’Europa, da sempre poveri di risorse minerarie.