IL CARO FATTORE Più di metà dell’elettricità prodotta in Italia viene dalle centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a metano. «É il gas a determinare il prezzo. Ampliando la quota di rinnovabili, le bollette calerebbero»,. spiega Alessandro Marangoni, economista e numero uno di Althesys
IL CARO FATTORE Più di metà dell’elettricità prodotta in Italia viene dalle centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a metano. «É il gas a determinare il prezzo. Ampliando la quota di rinnovabili, le bollette calerebbero»,. spiega Alessandro Marangoni, economista e numero uno di Althesys
LA RIPRESA post-pandemica spinge in alto i prezzi delle materie prime e quelli che fanno più male sono i prezzi delle materie prime energetiche. Tanto per fare qualche confronto, un anno fa le quotazioni internazionali del metano si aggiravano fra i 20 e i 30 euro per un megawattora, oggi sono raddoppiate fra i 50 e i 60 euro, mentre il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso alla Borsa elettrica italiana del Gme un anno fa si aggirava fra i 20 e i 40 euro per un megawattora e oggi la quotazione si aggira attorno ai 140 euro. Idem dicasi per il petrolio, le cui quotazioni sono quasi raddoppiate in un anno, con ricadute evidenti sul prezzo della benzina. In tutto il mondo e in tutta Europa la domanda di energia corre all’impazzata, la richiesta di metano è altissima e l’offerta bassa, ma in Italia la situazione è particolarmente grave, data la forte dipendenza dal metano del nostro sistema elettrico. Più di metà dell’elettricità prodotta in Italia viene dalle centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a metano. "Nel sistema elettrico...

LA RIPRESA post-pandemica spinge in alto i prezzi delle materie prime e quelli che fanno più male sono i prezzi delle materie prime energetiche. Tanto per fare qualche confronto, un anno fa le quotazioni internazionali del metano si aggiravano fra i 20 e i 30 euro per un megawattora, oggi sono raddoppiate fra i 50 e i 60 euro, mentre il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso alla Borsa elettrica italiana del Gme un anno fa si aggirava fra i 20 e i 40 euro per un megawattora e oggi la quotazione si aggira attorno ai 140 euro. Idem dicasi per il petrolio, le cui quotazioni sono quasi raddoppiate in un anno, con ricadute evidenti sul prezzo della benzina. In tutto il mondo e in tutta Europa la domanda di energia corre all’impazzata, la richiesta di metano è altissima e l’offerta bassa, ma in Italia la situazione è particolarmente grave, data la forte dipendenza dal metano del nostro sistema elettrico. Più di metà dell’elettricità prodotta in Italia viene dalle centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a metano. "Nel sistema elettrico italiano è il gas a determinare il prezzo. Ampliando la quota di fonti rinnovabili, le bollette calerebbero e sarebbero più stabili", spiega Alessandro Marangoni (a destra), economista energetico e numero uno di Althesys.

Ai costi all’ingrosso dell’elettricità, poi, si aggiungono le spese di distribuzione e trasporto, le tasse, le addizionali, gli oneri per finanziare la ricerca elettrica, smaltire l’eredità nucleare e finanziare le vecchie installazioni rinnovabili (oggi le rinnovabili non ricevono più incentivi). Il primo ottobre comincia l’anno termico, cioè il periodo contrattuale di fornitura industriale dell’energia, e quindi tra pochi giorni i prezzi dell’energia aumenteranno per un gran numero di consumatori domestici, professionali e industriali. Il rincaro vicino al 40% ipotizzato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani (a sinistra) non è sul costo finale al consumatore, ma sulla sola componente energia, circa il 60% del costo finale. E su quello non c’è niente da fare. Il governo, però, ha già concordato un pacchetto di misure di circa 3 miliardi per mitigare l’impatto delle bollette, seguendo i suggerimenti dell’Autorità di regolazione per l’energia (Arera), a cui spetterà il compito di calcolare le nuove tariffe di luce e gas per il prossimo primo ottobre. In sintesi: replicando quanto già fatto in luglio per evitare il rincaro (allora del 20%), saranno tolti dalle bollette i cosiddetti oneri generali di sistema, che gravano per un quarto sui consumatori, trasferendoli alla fiscalità generale. Una misura tutto sommato equa, che renderà più semplice lettura delle bollette e farà pagare di più, con le tasse, ai consumatori più ricchi, mentre ora tali oneri vengono pagati in eguale misura da quelli più poveri.

Il rincaro, comunque, è internazionale. In questi giorni alla Borsa elettrica europea Epex le forniture di corrente elettrica all’ingrosso sono carissime, il record è dell’Inghilterra dove le quotazioni spot dell’elettricità si aggirano sulle 400 sterline (467 euro) per un megawattora. La Spagna è stata il primo paese ad aprire l’ombrello: il governo guidato dal socialista Pedro Sanchez ha varato una manovra di circa 4 miliardi di euro con l’obiettivo di far sì che le famiglie spagnole paghino l’energia allo stesso prezzo del 2018. Anche in Francia, nonostante il nucleare, le bollette sono aumentate dell’8% e il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha confermato il ricorso a un bonus già in vigore, pari a 150 euro l’anno per 5,5 milioni di utenti, a cui il governo pensa di sommare alcune riduzioni fiscali. L’unico a guadagnarci sarà Vladimir Putin (a sinistra, in basso), che in questo periodo ha tagliato in maniera drastica le forniture di gas della Russia all’Europa, facendo salire i prezzi. Lo zar moscovita in questo modo vuole strangolare gli europei e soprattutto i tedeschi, per accelerare le autorizzazioni al completamento del gasdotto Nord Stream 2, su cui Berlino sta tentennando. Il suo portavoce, Dmitry Peskov, l’ha detto chiaramente: "Il lancio del Nord Stream 2 equilibrerebbe in modo significativo i parametri di prezzo del gas naturale in Europa, anche sul mercato spot".

Un invito esplicito e un ricatto brutale, per spingere Berlino a darsi una mossa. Basti ricordare che l’Europa, per le forniture energetiche, dipende per il 61% dalle importazioni, specialmente dalla Russia, quota destinata a salire con il nuovo gasdotto. L’Italia sta pure peggio: dipende dall’estero per l’80%, e importa dalla Russia 32 miliardi di metri cubi di gas l’anno, 15 dall’Algeria e 7 dalla Norvegia, mentre la produzione nazionale di gas è ridotta al 10% del fabbisogno. Una debolezza strutturale, che mette milioni di famiglie alla mercè dei ricatti di Putin. "In un sistema come quello italiano, dove la fonte preponderante è il gas, la crescita della generazione elettrica da fonti rinnovabili avrebbe ricadute positive anche sulle tariffe, oltre che sull’ambiente e sul clima, perché andrebbe a ridurre la generazione elettrica da gas, i cui prezzi sono più alti e più volatili", spiega Marangoni. Per non parlare del fatto che la pala eolica gira a casa nostra e genera benefici e posti di lavoro in Italia, mentre il gas dobbiamo andare a comprarlo all’estero.

Elena Comelli