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20 giu 2022

Le rocce vulcaniche? Possono funzionare come batterie

20 giu 2022
LA SFIDA APERTA Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali «verdi»
LA SFIDA APERTA Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali «verdi»
LA SFIDA APERTA Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali «verdi»
LA SFIDA APERTA Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali «verdi»
LA SFIDA APERTA Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali «verdi»
LA SFIDA APERTA Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali «verdi»

COSTI BASSI, tecnologia semplice, emissioni zero. Sono questi i vantaggi di un altro sistema di stoccaggio che l’Italia potrebbe prendere in considerazione: l’accumulo termico nelle rocce vulcaniche. Uno dei primi progetti pilota è stato messo a punto da Siemens Gamesa, leader mondiale dell’eolico con un terzo del mercato europeo. La nuova tecnologia Etes (Electric Thermal Energy Storage), testata ad Amburgo, potrebbe fornire una risposta alle due sfide fondamentali della transizione energetica: da un lato conservare l’energia prodotta da fonti intermittenti, come eolico e fotovoltaico, per rilasciarla alla rete quando ce n’è bisogno; dall’altro lato riutilizzare gli impianti delle centrali fossili.

Riconvertire le vecchie infrastrutture in poli industriali "verdi" è una delle sfide che non solo la Germania, ma anche l’Italia e altri Paesi europei dovranno affrontare nei prossimi anni. Il progetto pilota tedesco ora può stoccare fino a 130 megawattora di energia termica, utilizzando l’elettricità in eccesso sulla rete per riscaldare mille tonnellate di rocce vulcaniche fino a 750 gradi centigradi. Attraverso delle resistenze elettriche e dei semplici ventilatori, l’impianto sfrutta l’energia elettrica per produrre aria calda e riscaldare le rocce, che a loro volta trattengono il calore accumulato finché è necessario immettere nuovamente elettricità in rete, per coprire i picchi.

A quel punto entrano in azione le turbine a vapore (le stesse utilizzate in qualsiasi impianto a fonti fossili), che sfruttano il calore delle rocce vulcaniche per produrre elettricità e così "scaricano" il sistema di accumulo, come un’enorme batteria. Con un costo di circa 100 euro per kilowattora, la tecnologia è molto più conveniente di qualsiasi batteria e può essere utilizzata come sistema a basso costo per conservare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili e renderla pronta all’uso per l’alimentazione industriale o per il riscaldamento degli edifici. L’energia in entrata, del resto, può essere sia elettrica sia termica, così come quella in uscita, in base alle differenti configurazioni del sistema. La tecnologia Etes è molto flessibile, perché consente di realizzare progetti nuovi o di aggiungere l’accumulo elettro-termico a impianti industriali esistenti, così come alle vecchie centrali a carbone

Elena Comelli

© Riproduzione riservata

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