CHE LA SPADA DI DAMOCLE di uno ‘choc energetico’ possa mettere a rischio le magnifiche sorti e progressive della ripartenza economica globale, in particolare per l’Europa, è ormai una valutazione pressochè unanime. Con il prezzo del Brent sul livello di 80 dollari al barile, il prezzo del gas naturale sui mercati europei quintuplicato nell’ultimo anno e il prezzo del carbone salito del 100% da settembre 2020, tutti possono verificare un livello di tensione sulla produzione industriale e sulle bollette dei cittadini molto elevato. Ci si divide ancora, invece, su cause e soluzioni di questa crisi energetica. Sul banco degli imputati sono finiti gli incentivi alle energie rinnovabili, che pesano sulle bollette degli italiani per circa 12 miliardi di euro l’anno: tra le proposte di intervento anti-rincaro più gettonate nelle istituzioni e...

CHE LA SPADA DI DAMOCLE di uno ‘choc energetico’ possa mettere a rischio le magnifiche sorti e progressive della ripartenza economica globale, in particolare per l’Europa, è ormai una valutazione pressochè unanime. Con il prezzo del Brent sul livello di 80 dollari al barile, il prezzo del gas naturale sui mercati europei quintuplicato nell’ultimo anno e il prezzo del carbone salito del 100% da settembre 2020, tutti possono verificare un livello di tensione sulla produzione industriale e sulle bollette dei cittadini molto elevato. Ci si divide ancora, invece, su cause e soluzioni di questa crisi energetica.

Sul banco degli imputati sono finiti gli incentivi alle energie rinnovabili, che pesano sulle bollette degli italiani per circa 12 miliardi di euro l’anno: tra le proposte di intervento anti-rincaro più gettonate nelle istituzioni e nella politica, non a caso, c’è quella di mettere a carico dello Stato (e quindi del fisco pagato dagli italiani) questo stock di incentivi, sottraendolo al prezzo pagato con le bollette. Ma da una lettura più approfondita del fenomeno, emerge che il caro-energia è causato esattamente dal fenomeno opposto, ovvero dal ritardo nella transizione verso il Green New Deal fondato sull’abbandono dei combustibili fossili. "È molto importante per il pubblico" ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen "sapere che abbiamo prezzi dell’energia così alti perché il prezzo del gas è aumentato in modo drastico" mentre al contrario "il prezzo delle rinnovabili è stato stabile ed è calato nel corso degli anni". In realtà, se avessimo già completato la trasformazione rinnovabile della produzione di energia e del sistema di approvvigionamento della manifattura nell’Unione Europea, quanto sta accadendo oggi sarebbe irrilevante per imprese e consumatori. La potenza europea sarebbe indipendente sul piano energetico. Mentre ancor oggi – come qualche decennio fa – il vero punto debole dei Paesi europei è la estrema dipendenza dall’estrazione e dalla produzione dei combustibili fossili: le importazioni da fornitori extra-Ue pesano attualmente per il 90% nel caso del gas e del 97% per il petrolio.

Nell’immediato, come ha confermato lo stesso Mario Draghi, la Commissione Europea reagirà alla corsa dei prezzi energetici presentando una proposta per l’acquisto in comune tra i Paesi dell’Unione di gas, sul modello di quanto avvenuto con i vaccini. Mettersi insieme per aumentare la capacità negoziale, quando la controparte ha letteralmente il coltello dalla parte del manico, è sicuramente utile e opportuno. Ma la complessità e la delicatezza della sfida impongono di adottare una strategia di lungo termine, cercando di realizzarla nel medio termine: il boom dei prezzi dell’energia rende ancor più necessario e urgente accelerare sulla strada del Green New Deal a livello europeo. In Italia ciò comporta un radicale ripensamento degli iter autorizzativi per gli impianti di produzione delle energie rinnovabili, ancor oggi troppo lunghi e troppo carichi di burocrazia, che rischiano di ritardare in maniera considerevole gli obiettivi di decarbonizzazione. Se oggi in Italia occorrono in media cinque anni per ottenere le autorizzazioni necessarie ad avviare un impianto eolico, l’effetto inevitabile è che quella produzione di energia vedrà la luce soltanto quando la tecnologia su cui si basa è già obsoleta.

Eppure il nostro sistema delle imprese offre esempi straordinari di turnaround dal fossile alle rinnovabili: non solo il colosso Enel, con il successo di Enel Green Power che ha trasformato l’intera azienda, ma anche il gruppo Erg, che negli ultimi dieci anni è riuscito a realizzare una transizione completa verso la sostenibilità sia nel modello di business che negli assetti organizzativi, abbandonando il settore del petrolio e diventando il primo produttore del settore eolico in Italia e uno dei primi dieci in Europa. Nell’attesa che la trasformazione sostenibile dei nostri sistemi-Paese sia compiuta, è importante evitare fenomeni di rigetto. Accusare le rinnovabili di aver innescato l’aumento dei prezzi – come da più parti è avvenuto in questi giorni – è come guardare soltanto il dito. Dimenticando che dietro c’è la luna.

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