UNA TAZZA di tè profumata di petali di rosa e scorza di bergamotto. Ma anche compatibile e sostenibile in tutti i passaggi, con l’eliminazione di plastiche e materiali non ecologici nel packaging e in ogni fase del processo. E soprattutto completamente italiana, a partire dalla foglia, dalla pianta che cresce in un campo dal microclima particolare e particolarmente vocato in Val d’Ossola, Piemonte, non lontano dal Lago Maggiore. Un esperimento di pochi ettari destinato a diventare una produzione di massa critica importante. È il regalo che si fa – e che fa ai consumatori, non solo italiani perché gli orizzonti commerciali sono già ampi, e perfino sorprendenti, se è vero che ci sono clienti perfino in Cina, la culla del tè per definizione – per i suoi primi sessant’anni la prima business family italiana del settore, i Carrai, con il brand La Via del Tè, sede e stabilimento a Cascine del Riccio, a due passi dal casello autostradale di Firenze...

UNA TAZZA di tè profumata di petali di rosa e scorza di bergamotto. Ma anche compatibile e sostenibile in tutti i passaggi, con l’eliminazione di plastiche e materiali non ecologici nel packaging e in ogni fase del processo. E soprattutto completamente italiana, a partire dalla foglia, dalla pianta che cresce in un campo dal microclima particolare e particolarmente vocato in Val d’Ossola, Piemonte, non lontano dal Lago Maggiore. Un esperimento di pochi ettari destinato a diventare una produzione di massa critica importante. È il regalo che si fa – e che fa ai consumatori, non solo italiani perché gli orizzonti commerciali sono già ampi, e perfino sorprendenti, se è vero che ci sono clienti perfino in Cina, la culla del tè per definizione – per i suoi primi sessant’anni la prima business family italiana del settore, i Carrai, con il brand La Via del Tè, sede e stabilimento a Cascine del Riccio, a due passi dal casello autostradale di Firenze Impruneta.

E poi cinque negozi: tre nel centro storico di Firenze, uno a Milano, uno a Torino. E buone prospettive di aprire presto a Roma, zona Piazza di Spagna. Tradotto in numeri: 45 dipendenti, 6 milioni di fatturato, tra le 250 e le 300 tonnellate di tè lavorato in un anno a fare 350 prodotti tra mono-origine, infusi alla frutta, tisane e blend in tre formati: la lattina di 100 grammi, il sacchetto da mezz’etto, l’astuccio con i filtri in cotone. Vanno forte negli States, in Germania e in Francia, ma anche in Cina e in Giappone. E in Italia, naturalmente: department stores, boutique alimentari, negozi specializzati, erboristerie e le migliori realtà HoReCa, dai caffè storici, ai ristoranti stellati, ai luxury hotel, sempre in nome di un packaging raffinato che è l’immagine di un amore per il dettaglio tipico della tradizione fiorentina.

Già, perché tutto deve girare al meglio. Fedeli a un vecchio proverbio irlandese, "la vita è come una tazza di tè: sta tutto nel come lo fai", ecco il mantra che accompagna da sessant’anni Alfredo Carrai, che di anni oggi ne ha 84, e che in quell’autunno del 1961 partì insieme ad Amelia detta Lalla (oggi 79enne) per l’avventura della vita, sposini giovanissimi, e per la “follia” del tè, che in fondo è la bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua ma che a quel tempo in Italia era poco apprezzata. "All’epoca – racconta Alfredo Carrai – mi dissero in tanti che ero un pazzo, un visionario, perché il consumo di tè in Italia era pressoché nullo. Eh già, tutti – continua – in quegli anni vendevano caffè, fu il boom delle torrefazioni e dei caffè italiani". E fu proprio il caffè che gli aprì la strada, suo fratello a Livorno era ispettore per una torrefazione e gli fece conoscere il concessionario per l’Italia della Lyons. Colpo di fulmine e voglia di sfida: dopo un anno Alfredo Carrai importava già direttamente da Ceylon, e nacque la prima ditta, la Snake Tea, con il logo – un cobra sullo sfondo di un tempo induista – ideato da Lalla, appassionata di disegno.

Il brand La Via del Tè nasce in effetti nel 1996, quando Alfredo già da vent’anni viaggia avanti e indietro con la Cina e con l’India. Quando sono già stati introdotti sul mercato italiano tè completamente sconosciuti: Oolong, bianchi, verdi pregiati dalla Cina, ed è già partita l’importazione e la distribuzione del tè a foglia intera. Quando, già nel 1992, Alfredo Carrai ha già cominciato a far arrivare per primo in Italia i tè verdi dal Giappone, come il tè Gyokuro, il Sencha e il Matcha, e nel ’94 è stata creata la miscela Bancha Fiorito. E quando, infine, ha cominciato a stringersi l’ultimo anello del “miracolo Carrai”: tutti i sei figli pian piano in azienda. Il primo è stato Leonardo nel 1986, allora ventiduenne, poi Paolo, quindi Regina, la creativa di famiglia, Giulia, Anna che si è specializzata nel controllo dell’ecosostenibilità, e infine Valentino, oggi quarantenne. Esempio raro di business family in perfetto accordo, con i compiti ben spartiti, e destinato a durare: dal 2012 è in azienda la terza generazione rappresentata dai nipoti più grandi.

Ora, fari puntati sugli ultimi due progetti. "Da quattro anni – racconta Anna – lavoriamo sul riuso e il riciclo dei materiali. Tutti. Inchiostri ad acqua, niente più plastica, niente più sostanze chimiche dannose per la qualità del prodotto e per l’ambiente, filtri in cotone, carta riciclata, tutto biodegradabile o riciclabile: l’abbiamo chiesto anche ai fornìtori. E noi stessi nei negozi usiamo shopper in tessuto di carta riciclabile".

Uno. E l’altro, più ambizioso. La filiera italiana. Sta nascendo a Premosello, in Val d’Ossola, ora poco più di 14mila piante della cultivar Turchia Rize, "raccolta manuale alla cinese", avverte Regina, che sorride incantata, "è il massimo a cui si può aspirare". Per chiudere il cerchio di un sogno fiorentino.

Paolo Pellegrini