PLANT FOR THE PLANET L’organizzazione è stata ideata da Felix Finkbeiner (nella foto) quando aveva 9 anni, facendo propaganda fra i suoi compagni di scuola in un paesino della Baviera. Già tre anni dopo, grazie al passaparola e alla sua pagina web, Plant for the Planet centrava il primo obiettivo di un milione di alberi. Da lì in poi, è una valanga: nel giro di un decennio, l’organizzazione è cresciuta fino a 100mila soci in 75 Paesi del mondo e nel 2018 le è stata affidata la gestione della “Billion Tree Campaign“ dell’Onu
PLANT FOR THE PLANET L’organizzazione è stata ideata da Felix Finkbeiner (nella foto) quando aveva 9 anni, facendo propaganda fra i suoi compagni di scuola in un paesino della Baviera. Già tre anni dopo, grazie al passaparola e alla sua pagina web, Plant for the Planet centrava il primo obiettivo di un milione di alberi. Da lì in poi, è una valanga: nel giro di un decennio, l’organizzazione è cresciuta fino a 100mila soci in 75 Paesi del mondo e nel 2018 le è stata affidata la gestione della “Billion Tree Campaign“ dell’Onu
C’ERANO una volta seimila miliardi di alberi sulla Terra. Oggi ne sono rimasti tremila miliardi, la metà. Gli altri li abbiamo tagliati noi. "Però possiamo ripiantarne mille miliardi", dice Felix Finkbeiner, il “ragazzo degli alberi“. E aggiunge: "Dobbiamo farlo, se vogliamo frenare il surriscaldamento del pianeta entro il limite di sicurezza di 1,5°C dall’era preindustriale, perché gli alberi sono lo strumento più potente che ci sia contro la crisi del clima". In effetti, non abbiamo ancora inventato una macchina capace di assorbire CO2 in maniera altrettanto efficiente di un albero. In base a uno studio pubblicato dal team di Thomas Crowther – docente al Politecnico di Zurigo e studioso della relazione fra alberi e clima – mille miliardi di nuovi alberi...

C’ERANO una volta seimila miliardi di alberi sulla Terra. Oggi ne sono rimasti tremila miliardi, la metà. Gli altri li abbiamo tagliati noi. "Però possiamo ripiantarne mille miliardi", dice Felix Finkbeiner, il “ragazzo degli alberi“. E aggiunge: "Dobbiamo farlo, se vogliamo frenare il surriscaldamento del pianeta entro il limite di sicurezza di 1,5°C dall’era preindustriale, perché gli alberi sono lo strumento più potente che ci sia contro la crisi del clima". In effetti, non abbiamo ancora inventato una macchina capace di assorbire CO2 in maniera altrettanto efficiente di un albero. In base a uno studio pubblicato dal team di Thomas Crowther – docente al Politecnico di Zurigo e studioso della relazione fra alberi e clima – mille miliardi di nuovi alberi potrebbero assorbire un quarto della CO2 presente in atmosfera, principale responsabile dell’effetto serra e della crisi del clima che sta rendendo invivibili vaste aree del mondo. Felix, intanto, si porta avanti: ne ha piantati oltre 15 miliardi con la sua organizzazione Plant for the Planet, di cui ha gettato le basi quando aveva 9 anni, facendo propaganda fra i suoi compagni di scuola in un paesino della Baviera. "Mi ero ficcato in testa di piantare un milione di alberi, perché allora era il numero più grande che mi venisse in mente", spiega.

La forza della sua idea suscitò grande entusiasmo e il primo albero fu messo a dimora insieme ai suoi compagni nel cortile della scuola il 28 marzo del 2007, quando Greta Thunberg aveva appena 4 anni e a scuola non andava ancora. Già tre anni dopo, grazie al passaparola e alla sua pagina web, Plant for the Planet centrava il primo obiettivo di un milione di alberi. Da lì in poi, è una valanga: nel giro di un decennio, l’organizzazione è cresciuta fino a 100mila soci in 75 Paesi del mondo e nel 2018 le è stata affidata la gestione della "Billion Tree Campaign" dell’Onu. Nello stesso anno, Felix ha ricevuto dal presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier la medaglia al merito della Germania. Ora Felix ha appena compiuto 24 anni e il suo obiettivo è cresciuto con lui: Plant for the Planet punta a mille miliardi di alberi. La questione, però, non è semplice come sembra, perché non tutti gli alberi sono equivalenti e soprattutto perché gli alberi più adatti vanno insediati nelle zone giuste, in modo che si ambientino bene, restino in vita e prosperino. Felix lo ha scoperto strada facendo e proprio per compiere al meglio la sua missione sta studiando per un dottorato al Politecnico di Zurigo, nel Crowther Lab. "In un mondo perfetto – spiega Felix – andrebbero ripristinati tutti i tremila miliardi di alberi che abbiamo perduto negli ultimi 11mila anni, dalla nascita dell’agricoltura a oggi, ma non c’è più abbastanza spazio per farlo. Dai nostri studi, però, abbiamo calcolato che ripristinare mille miliardi di alberi non darebbe nessun fastidio all’agricoltura, anzi, sarebbe utile a rigenerare i suoli impoveriti".

Plant for the Planet preferisce parlare di ripristino invece che di piantumazione, perché non serve a nulla piantare un albero che morirà l’anno prossimo, come le piante lasciate seccare nei vasi davanti ai locali alla moda. "È molto più importante lavorare con le popolazioni locali, per fare in modo che capiscano il valore della foresta e la lascino ricrescere sui terreni che non servono all’agricoltura. Per far crescere queste iniziative seguiamo due filoni principali: il primo è il coinvolgimento di bambini e ragazzi con i nostri corsi e il secondo è la nostra piattaforma web, su cui presentiamo, ad oggi, 190 progetti diversi, di cui solo quattro sono operati da noi", illustra Felix. Plant-for-the-Planet.org è diventato così un gigantesco centro di raccolta per tutti quelli che desiderano impegnarsi nel ripristino degli alberi che abbiamo abbattuto. Stop talking. Start planting.