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14 mar 2022

"Gas russo? Dobbiamo azzerare la dipendenza energetica da Putin"

14 mar 2022

POSSIAMO FARCELA. Non è impossibile ridurre e col tempo azzerare l’import di gas russo, secondo Pippo Ranci (a destra), economista della Cattolica, primo presidente dell’Authority italiana per l’energia e advisor della Florence School of Regulation.

Sono poche, in Italia, le voci che si levano per uno stop alle importazioni del gas russo. Come mai?

"L’Italia è fra i Paesi più dipendenti dalle forniture di gas siberiano, ma ormai è evidente che non possiamo farci illusioni. Non lo dico solo io, ci sono altre voci che si stanno levando in questi giorni nel dibattito politico nazionale. Importare gas dalla Russia non è più una semplice transazione commerciale. Putin utilizza il gas come un’arma politica di ricatto nei nostri confronti. L’Europa deve agire rapidamente per non trovarsi sempre presa alla sprovvista dalle aggressioni del Cremlino".

Finora le sanzioni hanno escluso la banca russa attraverso cui passano le transazioni per il gas. Come fare per interrompere anche queste importazioni?

"Ci vuole un’azione coordinata con i partner europei per bloccare anche le transazioni con Gazprombank, come già fatto per le altre banche. La vendita di gas è una grande fonte di reddito per la Russia ed è l’unico pagamento importante che non abbiamo ancora fermato. In questo modo stiamo finanziando con i nostri soldi l’aggressione di Putin all’Ucraina a colpi di 700 milioni al giorno. Così ci prendiamo la responsabilità di essere quelli che potrebbero fare di più e non lo fanno, di fronte a una tragedia che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Ogni giorno che passa è una grave omissione. Non si può con una mano fare una cosa e con l’altra fare il contrario".

Stiamo già facendo qualche sacrificio con le sanzioni...

"Ma non basta. Non riesco a togliermi dalla mente la visione di quello che sta succedendo in Ucraina. Al confronto noi abbiamo problemi meno tragici e abbiamo la speranza che il sacrificio che stiamo facendo con le sanzioni possa salvare delle vite umane, portando alla trattativa l’invasore russo, che non mostra alcuna volontà di negoziare seriamente e punta a una vittoria completa".

Ma possiamo cavarcela senza il gas russo?

"Possiamo e dobbiamo, con qualche sacrificio. Bisogna dire agli italiani che se non lo facciamo noi ci esponiamo al rischio che lo faccia lui, cogliendoci impreparati. Nell’immediato utilizzeremo gli stoccaggi, che hanno ancora un contenuto sufficiente per qualche mese. Nel frattempo dovremo organizzarci con forniture e tecnologie alternative per il prossimo autunno, quando i nodi verranno al pettine. In Europa abbiamo già una buona protezione per alcuni mesi, abbiamo una strategia chiara di uscita dai combustibili fossili negli anni a venire con il Green Deal, ma ci resta un’area di incertezza per il periodo che sta in mezzo".

Come intervenire per superare senza troppi danni questo periodo?

"Ci sono schiere di economisti e tecnici che stanno lavorando per mettere a punto una strategia ragionevole a livello continentale. L’International Energy Agency ha prodotto uno studio con una serie di misure immediate per ridurre la dipendenza europea dal gas russo. Su 155 miliardi di metri cubi di gas importati dalla Russia in Europa nel 2021, queste misure consentirebbero di tagliarne 80 in pochi mesi, più della metà".

Cosa si può fare nell’immediato?

"Ridurre i consumi. Parliamo dell’aggressione russa all’Ucraina stando al caldo, in ambienti con due o tre gradi in più di quello che serve. Basterebbe abbassare di un grado le temperature negli edifici per conseguire notevoli risparmi. I razionamenti non sono necessariamente una misura drammatica. Anche sul fronte della generazione elettrica, che in Italia è alimentata per oltre metà dal gas, si possono fare dei risparmi applicando le regole già esistenti dell’interrompiblità per le aziende che ne beneficiano".

Tagliare i consumi, però, non basterà...

"Naturalmente bisogna aumentare le forniture alternative al gas russo attraverso i canali già attivi, come i gasdotti dall’Algeria e dalla Libia, il Tap dall’Azerbaijan e quelli che ci collegano con i giacimenti del Mare del Nord. Poi bisogna incrementare le forniture di gas naturale liquefatto. L’Italia ha pochi terminali, ma ce ne sono altri in Francia e in Spagna. Questa può essere un’azione molto rapida, se coordinata a livello europeo. Sul medio e lungo termine bisogna accelerare sulle energie rinnovabili, che in Italia hanno grandi potenzialità, e si potrebbero costruire nuovi terminali di rigassificazione. Certo è che la dipendenza da un unico fornitore è un rischio che non possiamo più correre".

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