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11 apr 2022

"E ora, attuare la Costituzione"

11 apr 2022
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"E ora, attuare la Costituzione"

L’INSERIMENTO nella Carta della tutela dell’ambiente, anche nell’interesse delle future generazioni, va adesso tradotto nelle politiche, in direttive e programmi". Questo l’appello lanciato dall’ASviS lo scorso 5 aprile nel corso dell’evento ‘La Costituzione e lo sviluppo sostenibile’, in seguito all’approvazione da parte del Parlamento della proposta di legge che modifica gli articoli 9 e 41 della Costituzione. L’idea condivisa per la prima volta nel 2006 dal ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini (nella foto in basso), in una riunione internazionale del Club di Roma, si trasformò con l’aiuto degli esperti guidati dal presidente della Fondazione Astrid, Franco Bassanini, nella proposta di bandiera dell’ASviS, di cui il ministro era l’ex portavoce e fondatore. Una proposta "focalizzata in particolare sul "principio di giustizia tra le generazioni, a fianco a quello di giustizia all’interno dell’attuale generazione, che è ben rappresentato dall’articolo 3 della nostra Costituzione".

Se la tutela ambientale era – pur con tutte le criticità determinate dai frequenti conflitti Stato-Regioni su tale tema – già garantita dall’articolo 117, e in parte da un’interpretazione estensiva della ‘tutela del paesaggio’ prevista dall’articolo 9, la vera innovazione è rappresentata dall’introduzione in Costituzione di un riferimento all’interesse delle future generazioni. Un cambiamento di prospettiva destinato a indirizzare la politica verso una maggiore attenzione agli impatti futuri delle nostre azioni. "Per la prima volta in Costituzione – ha commentato Giovannini – entra la parola Futuro, o meglio future generazioni. Questo non era affatto scontato ed è un indicatore di quanto si pensi alla necessità di cambiare non solo le politiche e i comportamenti, ma anche i princìpi, per rispondere alla domanda di futuro delle nuove generazioni".

Centrale è anche la modifica relativa all’articolo 41, che impone nuovi limiti all’attività economica affinché non siano danneggiati la salute e l’ambiente. Tra gli esempi concreti messi in atto per tradurre questo principio nelle politiche, Giovannini ha citato il nuovo progetto di fattibilità tecnico-economica con cui tutte le infrastrutture devono essere accompagnate da una relazione di sostenibilità; l’emanazione della direttiva che indica per il Cipess la necessità di valutare i progetti rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030; la valutazione del Def in base all’impatto sulla sostenibilità. "Questa riforma rappresenta un vero passaggio di civiltà che accelera il percorso del Paese sulla strada della transizione ecologica: si può dire che da oggi l’ecologia non è più subordinata all’economia" ha affermato la presidente di Asvis, Marcella Mallen, sottolineando, tuttavia, che "dovrà seguire una fase che impegnerà non solo le istituzioni ma tutta la società civile".

g. p.

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