di Antonio Troise Pronti, via: l’Azienda Italia si è finalmente rimessa in moto. Battendo sul tempo anche le più ottimistiche previsioni. Lunedì, a far scattare la bandierina a scacchi della ripresa era stato il governatore Ignazio Visco. Ieri, a certificare l’accelerazione è stata l’Istat che ha cambiato il segno alle stime sul Pil del primo trimestre. Si era partiti da una previsione negativa dello 0,4%: il risultato preliminare del 30 aprile è stato ribaltato in una...

di Antonio Troise

Pronti, via: l’Azienda Italia si è finalmente rimessa in moto. Battendo sul tempo anche le più ottimistiche previsioni. Lunedì, a far scattare la bandierina a scacchi della ripresa era stato il governatore Ignazio Visco. Ieri, a certificare l’accelerazione è stata l’Istat che ha cambiato il segno alle stime sul Pil del primo trimestre. Si era partiti da una previsione negativa dello 0,4%: il risultato preliminare del 30 aprile è stato ribaltato in una crescita dello 0,1%. Certo, rispetto ai nove punti bruciati a causa del Covid, è sicuramente presto per cantare vittoria. Ma il fatto di aver avviato l’anno con un segno positivo e i segnali di miglioramento che arrivano dall’economia reale rendono sempre più realistica la stima messa nera su bianco nel Def (+4,5%). E non è escluso, come preannunciato dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, che si possa fare anche meglio. Si vedrà.

Nel frattempo, anche il Pil pro capite è stato a sorpresa rivisto al rialzo, portandolo nel 2020 da quota 26.187 a 26.453 euro, circa 266 in più per ogni italiano. Certo, si tratta di una media statistica che sconta anche una curva demografica condizionata dalla pandemia. Ma è pur sempre un numero positivo dopo trimestri segnati dalla brusca battuta d’arresto dell’economia. "L’Italia ha tanta voglia di ripartire, abbiamo davanti una fase di ripresa ma è importante rimanere uniti", ha subito chiosato il premier Mario Draghi. Anche lui, evidentemente, sorpreso da un trend addirittura migliore rispetto a quello registrato dai tedeschi e superiore alla media dell’Eurozona.

La rimonta del Pil comincia a far sentire i suoi effetti anche sul mercato del lavoro. Aprile conferma la crescita dell’occupazione già registrata nei due mesi precedenti, con un aumento di 120mila occupati rispetto a gennaio. La strada per azzerare l’effetto Covid è ancora lunga: epidemia e lockdown hanno bruciato oltre 800mila posti di lavoro in un anno, nonostante il blocco dei licenziamenti e le misure di sostegno del governo. Ma anche su questo fronte i segnali sono incoraggianti.

È il caso del tasso di disoccupazione che sale fino al 10,7%. Un numero che può essere letto in positivo, perché dietro l’incremento c’è soprattutto il fatto che sta lievitando il numero di italiani che si sono messi attivamente alla ricerca di un lavoro. Cosa che avevano evitato di fare durante il lockdown.