BRUNO
Economia

Solo una politica industriale vera può salvare il Pil

Le previsioni di Confindustria per il Pil 2023 e 2024 sono negative. La stagione turistica non è riuscita a compensare il calo della produzione industriale e della domanda di export. La debolezza patrimoniale delle imprese italiane e l'assenza di una politica industriale sono i principali fattori che limitano la crescita del Pil.

Villois

Le previsioni di Confindustria del Pil per il 2023 e 2024 sono tutt’altro che confortanti e potrebbero ulteriormente peggiorare. Sono ormai molti mesi che la produzione industriale e la domanda di export cedono il passo. La stagione turistica, grazie essenzialmente allo straordinario flusso di stranieri e ad una meteorologia particolarmente clemente, faceva supporre risultati più incoraggiante. Adesso la concretezza dei numeri ha preso il sopravvento e per quest’anno ci si può salvare da una crescita zero solo grazie al surplus del Pil ’22, mentre il prossimo anno una crescita zero è nelle cose.

Che poi la Germania sia in recessione e la Francia faccia peggio di noi, è una ben scarsa consolazione, visto anche le previsioni per entrambi per il ’24 sono migliori delle nostre e che la potenza di fuoco della loro industria è di gran lunga superiore alla nostra, a contrllare in larga misura (per auto, componentistica e fashion) la nostra filiera decidendone le sorti, magari delocalizzando le produzioni.

Vero che ad incidere sul calo del PIL è stato l’aumento del costo del denaro, vero che la burocrazia pesa il doppio delle loro e che la debolezza patrimoniale delle nostre imprese le ha indotte a ridurre gli investimenti al lumicino, ma l’assenza di una politica industriale, che anche nella finanziaria 2024 non trova spazi, rappresenta il vero problema della insufficiente crescita del Pil da oltre quattro lustri. Corretto che il Governo sostenga le fasce più deboli, ormai vicine al raddoppio dal inizio secolo ad oggi, ma servirebbe un deciso rilancio delle prerogative di Industry 4.0, in modo da adeguarsi alla sfida della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale. Purtroppo di questo rilancio non vi è traccia.

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