Domenica 14 Luglio 2024
CLAUDIA MARIN
Economia

Smart working, si cambia: ritorno alle vecchie regole. Anche per lavoratori fragili e genitori di under 14

Finisce l’automatismo del periodo Covid. I dipendenti dovranno firmare accordi individuali. Il giuslavorista Massagli: " La disciplina ora è chiara per tutti, non c’è più l’emergenza"

Smartworking: cosa cambia (foto generica)

Smartworking: cosa cambia (foto generica)

Roma, 1 aprile 2024 – Una nuova tappa, concreta ma anche simbolica, segna la fine del Covid: è la fine delle regole semplificate e largamente automatiche che hanno disciplinato lo smart working negli anni della pandemia e del post pandemia. Da ieri si torna ai meccanismi e ai paletti precedenti anche per l’ultima categoria di lavoratori per i quali valeva il sistema "sperimentale" e "emergenziale": i fragili, lavoratori affetti da malattie oncologiche o altre patologie gravi, e i genitori di minori under 14. E, dunque, chi vorrà continuare a svolgere l’attività secondo i criteri del lavoro agile dovrà firmare un accordo individuale con il proprio datore di lavoro.

Certo è, però, che la fine delle possibilità e delle opportunità garantite negli ultimi anni da questa modalità di svolgimento del lavoro in tutte le sue varianti (compresa quella ibrida) non significherà un ritorno al tempo dell’organizzazione fordista e quasi esclusivamente in presenza del lavoro. Non solo i lavoratori, ma anche le aziende, e i decisori pubblici hanno potuto comprendere i vantaggi e i benefici individuali, familiari, produttivi e collettivi della formula smart: basti solo pensare alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, al minor inquinamento e congestione delle città, alla valutazione delle attività in base ai risultati e non solo sulla scorta dell’orario di lavoro.

Lo smart working – secondo le valutazioni dell’Osservatorio dedicato al fenomeno della School of Management del Politecnico di Milano – ha generato effetti rilevanti sull’ambiente: 2 giorni a settimana di lavoro da remoto evitano l’emissione di 480kg di CO2 all’anno a persona grazie alla diminuzione degli spostamenti e il minor uso degli uffici.

Trasformazioni importanti hanno riguardato anche le abitudini: il 44% di chi lavora da remoto lo fa – almeno in qualche occasione – da luoghi diversi da casa propria, come spazi di coworking, altre sedi dell’azienda o altri luoghi della città. Secondo gli esperti del settore, del resto, è agevole immaginare il passaggio a una nuova fase di sviluppo dello smart working. A farlo intravedere, d’altra parte, sono i numeri: dopo i picchi della pandemia e una graduale riduzione negli ultimi due anni, nel 2023 i lavoratori da remoto nel nostro Paese si assestano a 3,585 milioni, in leggera crescita rispetto ai 3,57 milioni del 2022, ma ben il 541% in più rispetto al pre-Covid. Nel 2024, si stima, saranno 3,65 milioni gli smart worker in Italia, secondo le previsioni dello stesso Osservatorio di Milano.

Dunque, la fine dell’ultima eredità del sistema emergenziale non solo non coincide con il ritorno al passato, ma non è detto neanche che sia un dato necessariamente solo negativo. Dipende. "La fine di una disciplina che è andata componendosi negli anni di eccezioni e proroghe – spiega Emmanuele Massagli, docente alla Lumsa e Presidente della Fondazione Tarantelli – è una buona notizia: le regole sono ora chiare tanto per i lavoratori quanto per i responsabili delle risorse umane. Di contro, è di tutta evidenza che questa può rivelarsi una pessima novità per coloro che adottano lo smart working soprattutto come occasione di conciliazione determinata da esigenze di natura personale e familiare. In questi casi spetta ora all’impresa capire come e quando costruire situazioni personalizzate".

E, dunque, "è certamente più complesso entrare nel merito delle tante situazioni che si possono ritrovare in azienda, ma – insiste Massagli – la fine dell’alibi legislativo permetterà ancor più di comprendere che lo smart working non è una mera concessione, un benefit, che nulla a che fare con la produttività e la qualità del lavoro, ma una vera e propria soluzione organizzativa che, quando ben congegnata, non solo permette maggiore equilibrio tra vita personale e vita professionale, ma anche incrementa la produttività e la qualità del lavoro. Finita definitivamente la fase dello smart working emergenziale, inizia ora quella dello smart working organizzativo".