Nemmeno il più visionario degli scrittori visionari avrebbe potuto immaginare una cosa del genere. L’economia (e le istituzioni) del mondo intero bloccate da un virus, di cui si sa poco e niente. È capace di provocare una recessione globale. Secondo alcuni in arrivo, ma in realtà già fra di noi. Le ultime previsioni dicono che l’Italia dovrebbe conoscere un crollo del Pil dell’8 per cento nel primo semestre, e poi una ripresa da metà anno in avanti. Purtroppo, si tratta di numeri lanciati a caso, come i dadi. Tutto dipende da come andrà la battaglia con il virus.

Finora l’unica difesa esistente, adottata in tutto il mondo, è quella di chiudere la gente in casa e fermare ogni attività che non sia indispensabile. Insomma, una specie di serrata mondiale. In queste condizioni la recessione mondiale è inevitabile ed è inutile chiedersi quanto sarà profonda e quanto durerà. Forse non è nemmeno il caso di parlare di recessione: semplicemente si sta fermando il mondo. La durata di questa fermata non verrà decisa dai governanti o dagli esperti, ma dal virus, che purtroppo sembra essere resistente e velocissimo nel diffondersi.

Che cosa si può fare? Nell’immediato niente, se non mettere al lavoro tutti i migliori laboratori di ricerca del mondo, sperando che trovino un rimedio. Ammesso che ci si riesca, vaccinare tutta la popolazione mondiale richiederà comunque mesi. Si arriva rapidamente alla conclusione che la crisi economica durerà ancora parecchio. Ripartire non sarà facile. Tutte le istituzioni hanno rotto gli argini: si spenda tutto quello che si deve spendere, giustamente. Ma questo significa che i vari paesi ripartiranno con debiti pubblici aumentati.

Rimpiangeremo di non aver sistemato i nostri conti quando il virus non c’era e si poteva agire normalmente. In conclusione: usciremo da questa crisi, un giorno, più deboli di oggi. E non troveremo nemmeno tanti aiuti perché tutti sono nei guai come noi. Sarà come dopo una guerra, ma più dura. Perché tutti sono davvero in guerra.