Riportare la fiducia degli investitori nel nostro Paese, sfruttando la chance rappresentata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dalla transizione ecologica. Una sfida che l’Italia può vincere solo se diventa più efficiente, competitiva e attrattiva con la creazione di un patrimonio infrastrutturale moderno e la collaborazione tra pubblico e privato. Il sistema-Paese guarda al modello Genova, ma tra i gap da colmare per poter procedere all’attuazione del Pnrr vi è, innanzitutto, la carenza di forza lavoro. "Ci mancano 100mila persone pronte a lavorare, di cui 25mila specialisti che non ci sono". A lanciare l’allarme su quello...

Riportare la fiducia degli investitori nel nostro Paese, sfruttando la chance rappresentata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dalla transizione ecologica. Una sfida che l’Italia può vincere solo se diventa più efficiente, competitiva e attrattiva con la creazione di un patrimonio infrastrutturale moderno e la collaborazione tra pubblico e privato. Il sistema-Paese guarda al modello Genova, ma tra i gap da colmare per poter procedere all’attuazione del Pnrr vi è, innanzitutto, la carenza di forza lavoro. "Ci mancano 100mila persone pronte a lavorare, di cui 25mila specialisti che non ci sono". A lanciare l’allarme su quello che ha definito un "problema serio, industriale" è stato l’ad di WeBuild, Pietro Salini, in occasione del convegno ‘Infrastrutture sostenibili: un bene comune. Pnrr e nuovi paradigmi sociali, ecologici ed economici per il rilancio dell’Italia’, organizzata ieri a Villa Aurelia, a Roma, dalla Imi Corporate&Investment Banking di Intesa Sanpaolo.

Un tema, quello della mancanza di figure professionali qualificate, evidenziato anche dall’ad di Ferrovie dello Stato, Luigi Ferraris che – citando l’esempio di Italferr, dove, su 2mila persone 1.500 sono ingegneri – ha sottolineato la necessità di lavorare sulla capitalizzazione delle competenze. "Per la prima volta – ha affermato l’ad di Fs – abbiamo le disponibilità finanziarie. Dobbiamo lavorare sodo perché vengano trasformate in persone, competenze e know how". Soprattutto in vista del piano del gruppo che prevede nel prossimo decennio "ritmi di investimento di 10-12 miliardi l’anno su nuovi treni, infrastrutture, innovazione, tecnologia. Una grande sfida che – ha detto Ferraris – presuppone più assunzioni e più formazione".

Tra gli ostacoli principali – come è emerso dalla giornata di confronto tra rappresentanti di istituzioni, enti pubblici, imprese e mondo della finanza – figurano i ritardi che sconta l’Italia sul piano infrastrutturale. "Negli ultimi 20 anni – ha affermato Gaetano Micciché, chairman della Divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo – c’è stato un ritardo negli investimenti notevolissimo. Dal 2009 al 2018 gli investimenti pubblici si sono ridotti del 34 per cento, da 58 a 38 miliardi".

In tale scenario, come ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini – ricordando che oggi "le infrastrutture o sono sostenibili o non sono" – "la rapidità diventa un elemento cruciale". È per questo, ha spiegato il ministro, che nel dl Semplificazioni il governo ha inserito "modifiche normative che cambiano in profondità i processi autorizzativi e decisionali". Uno snellimento burocratico che potrebbe avere un impatto positivo sulla "paura concreta della firma da parte dei funzionari pubblici" citata da Salini tra i principali ostacoli nel settore delle costruzioni.

Centrale per attrarre investitori esteri è, inoltre, la riduzione dei tempi della giustizia, da realizzarsi guardando alle best practice europee. Rimane infine, – come sottolineato dal dg del Tesoro, Alessandro Rivera – il nodo della "complessità del sistema tributario italiano che con la sua stratificazione di norme rappresenta un ostacolo alla crescita economica sostenibile del Paese".

Giulia Prosperetti