Consulenti aziendali, esperti di marketing, di finanza o di gestione delle risorse umane. Sono soltanto alcune delle più comuni figure lavorative impiegate nel ricco settore dei servizi professionali alle imprese, che oggi dà lavoro a circa 2,5 milioni di persone in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, seppur con una maggiore concentrazione al Centro-Nord. Con la crisi economica causata dalla pandemia del Covid-19, anche questo settore rischia una brusca marcia indietro, dopo essere cresciuto a ritmo sostenuto per diversi anni.

A dirlo sono le stime della sigla di categoria Asseprim (la federazione nazionale dei servizi professionali per le imprese) associata a Confcommercio, che ha commissionato un’apposita indagine all’istituto di ricerca Format Research. Nel 2020, secondo l’indagine, il lockdown imposto dal governo per fermare i contagi del Coronavirus rischia di mandare in fumo un bel po’ di miliardi di euro di ricavi delle imprese che erogano servizi professionali ad altre aziende.

Come se non bastasse, oltre al lockdown ci saranno altri effetti negativi nei prossimi mesi, con la chiusura di molte società-clienti. Risultato: il settore dei servizi professionali alle aziende rischia di perdere in un anno ben 4 miliardi di euro di valore aggiunto, cioè una bella fetta di ricchezza prodotta (calcolata sottraendo dal valore della produzione dell’azienda il costo dei beni e dei servizi). Ovviamente, questo trend al ribasso avrà effetti negativi anche sul fronte dell’occupazione.

La ricerca commissionata da Asseprim stima infatti una perdita 87mila posti lavoro nelle aziende specializzate nei servizi alle imprese. Gli occupati totali, entro la fine dell’anno, dovrebbero scendere da 2,55 a 2,46 milioni mentre il numero di società attive in questo settore, sempre secondo le stime degli analisti, dovrebbe calare di 28-34mila unità. Non si tratta certo di una buona notizia perché il comparto dei servizi alle imprese rappresenta ormai una risorsa importante per l’economia nazionale.

"Come dimostrano i numeri, per una volta questa crisi ha colpito (e colpito molto duro) anche il nostro settore", ha dichiarato Umberto Bellini, presidente di Asseprim, che ha inviato una lettera aperta al presidente del consiglio Giuseppe Conte, ponendo alcuni interrogativi: "Dove può andare il Paese – ha dichiarato Bellini – se va in crisi anche il settore che guida le aziende nelle proprie scelte?". Secondo il presidente di Asseprim, occorre sostenere il comparto dei servizi professionali alle imprese con misure immediate ed efficaci allo scopo di garantire la continuità aziendale di molte società".

Occorrono per esempio provvedimenti che limitino il peso delle imposte, attraverso la proroga di scadenze fiscali già fissate e attraverso rateizzazioni dei pagamenti. E c’è bisogno pure di misure con impatto significativo come nuovi incentivi a fondo perduto o crediti d’imposta per chi utilizza i servizi professionali destinati alle imprese. "Con buone guide per le aziende", ha detto ancora Bellini, "la ripresa potrà essere più rapida". Attualmente, il settore rappresentato da Asseprim annovera tra le proprie fila ben 767mila imprese che si concentrano per lo più nel Nordovest del Paese (241mila aziende con 1,1 milioni di occupati) e nel Nordest (151mila imprese per 489mila occupati). Tutt’altro che trascurabile, però, è il numero di società dei servizi presenti al Centro (177mila società con 589mila addetti) e al Sud (198mila imprese con 379mila dipendenti). La maggior parte della realtà del settore opera nel campo della consulenza aziendale (73,9% del totale), mentre una quota non trascurabile (13% circa) si occupa di attività finanziarie. Seguono le imprese che fanno comunicazione e marketing (9,7%), quelle dell’audiovisivo (2,2%), delle risorse umane (0,5%) e delle ricerche di mercato (0,4%).

Tra il 2012 e il 2019, prima dell’inizio della pandemia, il numero di società attive nel mondo dei servizi professionali destinati alle imprese è cresciuto del 15% mentre la quantità di occupati è salita del 13%. Su tutte le aziende del settore terziario, circa una su quattro (23%) ha come attività principale proprio l’offerta di servizi alle imprese. Adesso la speranza è che l’emergenza Covid non riesca a invertire definitivamente un trend di crescita di lungo periodo.