di Alberto Levi

ROMA

Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 nazioni, ha svolto di recente un’indagine su ‘Employability e Futuro professionale’. La ricerca coordinata da Valerio Mancini, direttore del Centro Studi di Rome Business School, rende avvio da un’analisi dei livelli di disoccupazione, in particolare tra giovani e donne, per poi analizzare le competenze e i profili professionali che si attende siano più richiesti dal mercato nel contesto della crisi da Covid-19, e che dovrà assorbire anche l’impatto del decollo dell’automazione e la cancellazione di intere categorie di profili professionali. Uno scenario questo che stravolge anche i percorsi di formazione che dovranno intercettare e mantenere un lavoro di migliore qualità, meglio retribuito e più a lungo nel tempo.

Il quadro del mercato del lavoro che ne viene restituito è che durante la prima metà del 2020 la disoccupazione è balzata a una media del 6,6%, con una perdita stimata di ore di lavoro pari a 495 milioni di posti di lavoro nel secondo trimestre, con una proiezione di tassi di disoccupazione che potrebbero raddoppiare entro la fine dell’anno.

Nei primi mesi dell’anno occupazione in calo soprattutto per giovani e donne, con un giovane su cinque che rinuncia del tutto a trovare lavoro e Sicilia e Campania con il 53% inoccupato. Cresce anche la dispersione scolastica: ogni anno la scuola superiore perde tra le 120mila e le 215mila unità e circa il 25% dei giovani abbandona con punte del 33% in Sardegna. Il 36,7% degli iscritti in una scuola statale nel 1995, nel 2000 era fuoriuscito dal sistema educativo e mai più rientrato. Questo valore negativo tende a scendere negli ultimi anni, e nell’ultimo ciclo quinquennale analizzato (2013-2018) si attesta sul 24,7%

In Italia, conclude la ricerca, una delle principali problematiche è la formazione poco focalizzata su materie scientifiche (STEM) e su investimenti insufficenti, mentre nei prossimi decenni diventerà decisivo adottare un modello formativo a T, basato su una linea verticale profonda e solida che definisce la professionalità della persona (ad esempio: ingegnere, ortopedico, enologo) e un’altra linea orizzontale superiore che permette alla persona di lavorare in diversi ruoli.

Le aziende richiederanno sempre più competenze di tipo specialistico, spesso ottenibili solo attraverso un titolo post-laurea. Infatti, ad un anno dal conseguimento del Master, il tasso di occupazione è complessivamente pari all’88,6%. Un dato coerente anche con l’ultimo Employment Report della Rome Business School, che ha rilevato come il 40% degli studenti abbia trovato un impiego prima ancora di concludere il proprio ciclo di studi in RBS.

Entro il 2025 l’automazione coinvolgerà infatti 85 milioni di posti di lavoro in 15 settori e 26 economie e potrebbe cancellare il 15% dei profili esistenti, dando altresì nuove opportunità con 97milioni di nuove posizioni lavorative tra economia dell’assistenza, AI, content creation. Entro cinque anni, le ore di lavoro svolte da macchine e persone saranno uguali. Nei prossimi 15-20 anni circa il 14% dei lavori esistenti potrebbe scomparire a causa dei processi di automazione e un altro 32% potrebbe cambiare radicalmente man mano che le singole masioni vengono automatizzate. Anche per queste ragioni oltre l’80% dei dirigenti aziendali sta accelerando i piani per digitalizzare i processi di lavoro e implementare nuove tecnologie; e il 50% dei datori di lavoro prevede di aumentare i livelli di automazione di alcuni ruoli all’interno delle aziende.