Sergio Marchionne (ImagoE)
Sergio Marchionne (ImagoE)

Torino, 25 luglio 2018 - Sergio Marchionne, 66 anni, è morto oggi a Zurigo dopo una malattia che lo ha costretto tre settimane fa al ricovero. Nato a Chieti ma cresciuto in Canada e residente in Svizzera, lascia Fca, l'azienda che ha amministrato fino a pochi giorni fa, con un debito netto azzerato (nel 2004, quando il manager sbarcò al Lingotto, era di 15 miliardi) e i ricavi triplicati in 14 anni. Sotto la sua gestione la Ferrari è tornata ad essere competitiva nel Mondiale, arrivando a capitalizzare oltre 22 miliardi di euro, con utili record (537 milioni nel 2017). E che dire del ritorno di Alfa Romeo in Formula 1, "una gran figata", come la definì lui stesso, e delle vendite record di Jeep, il marchio di auto più in crescita al mondo.  

Sergio Marchionne e Barack Obama nel 2010 (Ansa)

Tre lauree (in filosofia prima e giurisprudenza ed economia poi) ed un master, una esperienza in campo legale in diverse società internazionali e poi il rientro nel Vecchio Continente come manager prima in Svizzera e da lì, dove aveva conosciuto Umberto Agnelli, la grande scommessa in Fiat.

PRIMA DI TORINO - Sergio Marchionne fece notizia per la prima volta sulle pagine economiche il 27 novembre del 1998, quando era ad della Algroup, leader svizzero dell'alluminio con oltre cento anni di storia alle spalle. In quella veste, Marchionne condusse una trattativa per la fusione con la tedesca Viag. L'operazione prevedeva lo scambio azionario di un titolo Viag ogni 10 di Algroup per far nascere un gruppo con un fatturato allora stimato in 52.500 miliardi di lire, sede a Monaco e attività molto diversificate, dall'alluminio - in particolare sotto forma di componentistica per l'automotive, quasi una profezia del futuro del manager - all'energia, dall'imballaggio alle telecomunicazioni. Marchionne avrebbe dovuto essere vicepresidente del gruppo, mentre la presidenza sarebbe andata al tedesco Wilhelm Simson, capo di Viag. La fusione fu annunziata dalle due società con un comunicato appunto il 27 novembre del 1998. Ma poi non se ne fece nulla. E due anni dopo Algroup guardò oltreoceano per cercare un partner nella canadese Alcan.

IN FIAT DAL 2003 - Marchionne entra nel consiglio di amministrazione di Fiat dal 2003, voluto da Umberto Agnelli. Morto l'imprenditore torinese, nel 2004 viene nominato amministratore delegato. Con lui al timone l'azienda si trasforma: passa da impresa sull'orlo del fallimento a multinazionale, competitiva nel comparto automobilistico internazionale. Tutto in 14 anni. L'anno chiave è il 2009, quando Fiat ingloba il 35% (che poi diventerà il 100%) di Chrysler, senza spendere neanche un euro in contanti, il vero e proprio capolavoro finanziario e industriale di Marchionne. L'acquisizione si completa nell'agosto del 2014: nasce ufficialmente Fiat Chrysler Automobiles, sintetizzato nell'acronimo Fca, settimo produttore mondiale di auto, con in pancia marchi del calibro di Ferrari, Alfa Romeo, Jeep, Ram, Dodge. 

ELOGI E CRITICHE - Finisce l'era della 'vecchia' Fiat, durata 115 anni. Non senza i giudizi negativi di alcuni. "Per tanti Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile", dice il presidente Fca John Elkann comunicando il nome del successore di Marchionne, Mike Manley. Ma altri hanno imputato al manager di aver spostato il baricentro industriale negli Stati Uniti, di aver usato il pugno duro con i sindacati, di essersi fatto interprete di un capitalismo globalizzato, facendo terra bruciata a Mirafiori e a Pomigliano d'arco con una politica aziendale che ha ridotto il numero degli occupati "dai 120 mila dipendenti del 2000 ai circa 29 mila di oggi", ricorda Fausto Bertinotti. Eppure i suoi progetti sono economicamente vincenti. Dal 2014 Marchionne diventa anche presidente di Ferrari al posto di Luca Cordero di Montezemolo e dà il via al processo di spin-off del Cavallino da Fca che si completa a inizio 2016 con la quotazione a Wall Street, dove il manager aveva portato già Fiat Chrysler a ottobre 2014. Un'altra scommessa vinta.  

L'IMPROVVISO PEGGIORAMENTO - Marchionne avrebbe dovuto lasciare la guida di Fca fra un anno, passando il testimone a una figura interna, come nei fatti è successo. Ma tutto è precipitato a fine giugno, quando l'ad è stato ricoverato ufficialmente per un'intervento chirurgico alla spalla. Qualche giorno di degenza, dice l'azienda. Ma i giorni diventano settimane, fino a sabato scorso. Fiat Chrysler coinvoca d'urgenza tutti i cda del gruppo: bisogna nominare i successori perché, spiega il presidente Elkann in una lettera ai dipendenti, "l'amico e il collega Sergio non tornerà più a lavoro".