Andrea Telara

MILANO

ALTRO che azioni, bond, fondi comuni o valute. Per molti investitori italiani, piccoli e grandi, c’è un’altra categoria di strumenti finanziari che trova sempre più spazio nei loro portafogli. Si tratta dei certificati (in inglese certificates), prodotti derivati che sono acquistabili anche con piccole cifre nell’ordine di qualche centinaio di euro e che sono quotati su un particolare segmento della Borsa Italiana che si chiama Sedex. Negli ultimi anni, i certificates hanno avuto un vero e proprio boom, come testimoniano le statistiche dell’Acepi, l’associazione di categoria delle banche e degli intermediari che collocano questi prodotti finanziari: soltanto nel primo semestre del 2019, il valore dei certificati d’investimento emessi in Italia ha superato i 9,9 miliardi di euro e, prima della fine del 2019, oltrepasserà probabilmente il valore record di oltre 11 miliardi toccato lo scorso anno.

A SPINGERE la domanda è anche l’interesse che questi prodotti da tempo incontrano tra varie categorie di investitori e non soltanto tra i trader professionisti abituati a operare sui mercati con frequenza. Oggi anche molti consulenti finanziari utilizzano i certificate per costruire una parte del portafoglio dei loro clienti, affiancandoli ai fondi comuni d’investimento. Un big del mercato come Banca Generali, per esempio, ha creato al proprio intero una vera a propria struttura (Bg Certificate Hub) con un team dedicato che mette a disposizione dei consulenti finanziari della società alcuni certificati d’investimento collocati da diverse banche d’investimento e creati ad hoc per diversificare i portafogli o soddisfare specifiche esigenze della clientela. Tra gli emittenti di più attivi sul mercato italiano ci sono molti nomi illustri della finanza internazionale, come Deutsche Bank, UniCredit, Societe Generale, Exane, Bnp Paribas, Goldman Sachs, Banca Imi e Vontobel.

COME tutti i prodotti derivati, i certificates emessi da queste banche hanno una scadenza e un prezzo che cambia di giorno in giorno sul listino di borsa e che dipende da quello di un’altra attività finanziaria sottostante, per esempio una singola azione, un indice di borsa o un paniere di titoli. Se il prezzo dell’azione sottostante sale, anche quello del relativo certificato si muove nella stessa direzione. A dire il vero, quello appena descritto è il meccanismo dei certificati più semplici.

IN REALTÀ gran parte dei prodotti di questa categoria hanno un funzionamento un po’ più complesso. Molti certificates che gli addetti ai lavori classificano come Cash Collect, per esempio, consentono di avere il a una scadenza predeterminata il rimborso dell’intero capitale più dei rendimenti potenziali fino al 9-10% annuo se il prezzo delle azioni a cui sono collegati non scende mai sotto un livello prestabilito che in gergo tecnico si chiama Barriera.

ALTRI certificates, invece, incorporano il cosiddetto effetto-leva, cioè hanno un prezzo che oscilla notevolmente, amplificando di due o tre volte i rialzi e i ribassi dei titoli o degli indici sottostanti. Con questo meccanismo, aumentano i potenziali guadagni ottenibili ma anche le potenziali perdite che un investitore può subire. Dunque, se è vero che i certificati sono acquistabili anche con piccole cifre, non va mai dimenticata un’avvertenza: si tratta comunque di strumenti finanziari complessi, a cui è bene avvicinarsi dopo aver compreso a pieno come funzionano. Altrimenti, meglio battere altre strade.