Francesco Verbaro, Presidente di Formatemp
Francesco Verbaro, Presidente di Formatemp

ROMA – E’ lo stesso governo Draghi ad avere assunto la formazione come leva fondamentale per la ripartenza, soprattutto nell’ottica della transizione digitale e green. E’ è proprio questo il leit motiv che percorre e innerva il seminario (non a caso titolato “La ripresa inizia dalla formazione”), organizzato da Formatemp, il Fondo professionale rivolto ai lavoratori in somministrazione, con l’obiettivo di fissare i cardini del nuovo paradigma

“E’ il Def di qualche giorno fa – spiega il Presidente del Fonfo, Francesco Verbaro – a dirci che “il Paese punta ad un forte rilancio basato su investimenti, sulla transizione ambientale e digitale e sulla formazione”. I numeri del Documento, drammatici, ci dicono che dobbiamo necessariamente darci da fare e investire in infrastrutture e in capitale umano. Solo così saremo sostenibili». 

L’esigenza della nuova formazione trova riscontro, del resto, nei numeri e nelle previsioni occupazionali del Rapporto Uniocamere-Anpal, come sottolinea Claudio Gagliardi, che da anni segue passo dopo passo l’evoluzione dei fabbisogni professionali delle imprese. «La pandemia – puntualizza – ha prodotto un’accelerazione della domanda di profili professionali dell’area Stem, ma anche delle professioni tecniche e degli operai specializzati». 

Insomma, il mercato del lavoro è in pieno rivolgimento e «sulla rapida mobilità» del contesto occupazionale prossimo venturo, nella direzione delle transizioni digitale e green, insiste, nella sua analisi, un addetto ai lavori, come Mario Mezzanzanica, professore all’Università Bicocca, da sempre impegnato nel monitoraggio sia del mercato del lavoro sia dei meccanismi di incontro domanda-offerta. Ed è sua una indicazione netta: “Il tempo della formazione non è mai tempo improduttivo”. 

Insomma, osserva Verbaro, “con l’accelerazione della transizione ecologica e di quella digitale, avremo un effetto destruens e un effetto costruens sul mercato del lavoro. Quello destruens è certo: molte competenze diventeranno velocemente obsolete. E ciò richiederà una capacità di anticipazione e di lettura previsionale alla quale non siamo abituati. Quello costruens dipenderà dalla qualità della formazione e dalla capacità di coprire e formare le nuove competenze richieste dal mercato. Possiamo dire, però, che lo shock prodotto dal Covid-19 potrebbe avere effetti positivi sulla formazione e sulla sua qualità”.

E tocca a un esperto di formazione, come Franco Chiaramonte, mettere a fuoco un’esperienza realizzata proprio in ambito Formatemp: quella dell’introduzione dei digital badge come strumento e modalità di certificazione innovativa delle competenze acquisite attraverso la formazione. Mentre Alessandro Mele, Presidente della Rete delle Fondazioni Its, concentra il focus sulla possibilità di un effettivo decollo di questa formula di apprendimento tecnico attraverso la nuova dotazione di risorse da 1,5 miliardi di euro garantita dal Recovery Plan, come ha annunciato lo stesso premier Mario Draghi. Sta diventando un caso di scuola, come racconta, a sua volta, il Direttore HR di Tim, Luciano Sale, l’utilizzo del Fondo per le nuove competenze realizzato dal gruppo di Tlc, gruppo che da un anno e oltre sta sperimentando, per di più, un massiccio ricorso allo smart working. 

A tirare le somme del seminario è Paola Nicastro, Direttore generale di Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive. Tre gli elementi messi in evidenza dalla manager pubblica: il ruolo positivo che sta svolgendo in questa fase proprio il Fondo per le nuove competenze, come generatore della spinta per le aziende a fare formazione; la funzione di accompagnamento efficace che può essere garantita dall’assegno di ricollocazione; la missione facilitante che possono assicurare, principalmente nelle transizioni e ancora di più nelle transizioni strutturali, proprio i fondi professionali come Formatemp

“In questo contesto particolarmente complesso – conclude Verbaro - si potrebbe accelerare e realizzare quel processo di miglioramento della formazione da anni invocato e che oggi si può tradurre nei seguenti punti-chiave: in un maggior orientamento verso il mercato del lavoro; in una maggiore efficacia rispetto alle sfide del nuovo mercato del lavoro in termini di occupabilità; nella centralità delle competenze e della loro certificazione. Quindi nel superamento dell’autoreferenzialità della formazione, che si realizza attraverso datori di lavoro e lavoratori consapevoli dell'importanza della formazione e con un rapporto forte tra formazione, impresa e ricerca. Una formazione fondata su dati e informazioni fornite dal mondo del lavoro e della ricerca attenta al capitale umano e alla sua valorizzazione e quindi professionale e non erogata da soggetti improvvisati; attenta ai risultati e quindi alle competenze create e certificate; con indicatori di successo collegati al placement”.