Stefano Fossati, head of Investment Advisory di CheBanca! (gruppo Mediobanca
Stefano Fossati, head of Investment Advisory di CheBanca! (gruppo Mediobanca

Le performance delle principali asset class nel 2019 hanno soddisfatto le aspettative degli investitori dai profili di rischio più contenuti a quelli più elevati. In controtendenza con il 2018, lo scorso anno – esordisce Stefano Fossati, Head of Investment Advisory di CheBanca! (gruppo Mediobanca) – «si è concluso con guadagni a doppia cifra per i principali indici azionari, col settore tecnologico capofila con performance superiori al 40%, seguito dal settore industriale e dei beni di consumo discrezionali».

Qual è stato il fattore chiave che ha sostenuto i mercati azionari e obbligazionari, sia dei Paesi sviluppati che emergenti?

«L’atteggiamento espansivo delle principali banche centrali. Non sono mancati episodi di volatilità che sono stati per lo più legati a un repricing delle aspettative di crescita per via delle acuite tensioni tra Stati Uniti e Cina».

Che aspettative riserva il 2020?

«L’andamento dei mercati azionari dipenderà soprattutto dalla crescita globale e dagli sviluppi in tema di commercio internazionale. E’ vero che stiamo assistendo a qualche segnale positivo, ma siamo pur sempre a fine ciclo ed è necessaria ancora più cautela. Nonostante i segnali di stabilizzazione del clima di fiducia nel settore manifatturiero, a nostro avviso è bene non sottovalutare la condizione di fragilità di fondo della congiuntura. Il declino del manifatturiero è un fattore di rilievo che, anche se trascurato dai mercati azionari, è ben visibile nei prezzi delle materie prime, come dimostra il calo delle quotazioni del rame».

Quali altri fattori vanno tenuti in considerazione?

«Da tenere ben monitorato è anche l’andamento del mercato del lavoro negli Usa, la cui tenuta è essenziale a sostegno della crescita americana oltre ai dati di crescita cinese, dato il ruolo portante nel ciclo industriale globale. Il supporto delle autorità sta avendo un effetto benefico sull’andamento degli indici Pmi ma altri indicatori di rilievo mostrano segnali contrastanti, come la perdita di slancio nel credito. In caso di deterioramento dello scenario, il supporto delle Banche Centrali continuerà a essere cruciale soprattutto perché il nuovo anno porta con sé numerosi elementi di incertezza. Oltre ai temi politici, come le elezioni negli Usa, all’evoluzione della guerra commerciale, a Brexit, episodi di volatilità potranno derivare dall’escalation delle tensioni geopolitiche come stiamo vedendo in questi giorni in Medioriente».

Come si è aperto il 2020 per i mercati?

«Il nuovo anno si è aperto con un aumento della volatilità legato ai timori di una sempre più ampia guerra in Medio Oriente, che ha generato acquisti dei principali asset ritenuti bene rifugio: lo yen si è così apprezzato contro dollaro e l’oro ha superato quota 1550 dollari l’oncia raggiungendo il valore massimo dal 2013. Riflessi si sono avuti anche sul prezzo del petrolio, che si è mosso ulteriormente al rialzo tornando sui massimi toccati la scorsa primavera».

Come impostare una pianificazione per il nuovo anno?

«Partendo da una allocazione ben diversificata e calibrata sul profilo di rischio, possiamo attuare una serie di accortezze per mettere in sicurezza il portafoglio da episodi di volatilità che certamente non mancheranno quest’anno. La scelta di settori difensivi come l’healthcare e la diversificazione valutaria con preferenza per la curva Usa, sono alcuni degli esempi. Per quanto riguarda gli strumenti con cui costruire il portafoglio proponiamo periodicamente emissioni obbligazionarie e offriamo un’accurata selezione di fondi tra oltre 70 case di investimento, valutandone sia la qualità della gestione sia la coerenza con le nostre view di mercato».