L’ad Fabio Maccari tra Mauro Tosini (direttore commerciale, a destra) e il direttore marketing. Emanuele Siena
L’ad Fabio Maccari tra Mauro Tosini (direttore commerciale, a destra) e il direttore marketing. Emanuele Siena

Tecniche innovative di agricoltura di precisione da applicare, per la prima volta in Italia, all’olivicoltura. La ricerca e la tradizione vanno a braccetto secondo quanto prevede il progetto nato dalla collaborazione tra la Società Agricola Villa Filippo Berio (società che fa parte del gruppo Salov) e l’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Un’iniziativa che prosegue nel solco di una precedente sinergia, avviata da queste due realtà nel progetto europeo “Life Resilience” per contrastare lo sviluppo della Xylella, una delle minacce più drammatiche che il mondo dell’olio e dell’olivicoltura si è trovato ad affrontare in questi anni.

Il progetto ha un titolo che spiega già bene di che cosa si tratta: “Olivicoltura di precisione e valorizzazione della biodiversità”. E si pone, per la prima volta in Italia, tre obiettivi importanti: sviluppare nuove tecniche di agricoltura di precisione mai applicate prima all’olivicoltura, migliorare lo sfruttamento della biodiversità olivicola italiana e valorizzare le tecniche produttive sostenibili. "Questi obbiettivi – spiegano da Salov – saranno raggiunti grazie all’unione della ricerca scientifica d’eccellenza con una realtà aziendale di primaria importanza.

Abbiamo messo a disposizione del Cnr un uliveto di 70 ettari a Villa Filippo Berio, nel cuore della Toscana, fra le province di Lucca e Pisa, per trasformarlo in un centro di ricerca e produzione in cui analizzare e applicare soluzioni per il miglioramento di tutta l’olivicoltura italiana. I risultati verranno infatti condivisi, diventando patrimonio comune per una produzione olivicola di qualità".

La ricerca avverrà con una rete di monitoraggio in tempo reale dell’intero ambiente di produzione: dalla pianta, fino al suolo e all’aria. Per questo scopo verranno utilizzate tecnologie modernissime: verranno inseriti sensori intelligenti sulle piante e nel suolo; verranno fatte osservazioni con droni e via satellite; sarà resa operativa un’innovativa serie di sensori wireless connessi in rete. Tutto questo per sfruttare al massimo le potenzialità della pianta. Grazie a queste ricerche, secondo Salov, si otterrà una produzione efficiente di oli dalle caratteristiche chimiche e organolettiche nettamente superiori. La collaborazione punta anche a valorizzare a pieno le potenzialità della biodiversità olivicola italiana. L’Italia, infatti, possiede il maggior numero di varietà di olivo al mondo.

L’accordo permetterà di valutare le diverse tipologie di pianta, dando nuova forza a un settore olivicolo sempre più orientato all’omologazione. "L’analisi e la valorizzazione della biodiversità olivicola presente sul suolo italiano – spiegano ancora da Salov – costituirà un’arma decisiva nel contrastare i grandi cambiamenti climatici a cui si sta assistendo e che impongono sforzi senza precedenti. Il Cnr, infatti, individuerà le varietà più interessanti da introdurre nei nuovi oliveti in corso di piantagione. Lo studio sarà inoltre funzionale al recupero di antiche cultivar toscane che sono andate in disuso negli anni e che, invece, torneranno in auge in quanto rappresentative in uno dei territori dell’olivicoltura più vocati".

Ma qual è il ruolo di Salov nel mondo dell’olivicoltura? Stiamo parlando di uno tra i più grandi gruppi oleari del mondo, attivo da un secolo nel settore dell’olivicoltura. La società nacque ufficialmente a Lucca il 14 ottobre 1919 per iniziativa di Dino Fontana e di altri imprenditori locali che costituirono la “Società anonima lucchese olio e vino”, Salov appunto. Tra le fondatrici, anche Albertina Berio, figlia e unica erede di Filippo Berio, imprenditore che dedicò tutta la sua vita all’olio di oliva e il cui nome vive ancora nel marchio omonimo, proprietà del gruppo Salov. Dagli anni Quaranta la azienda è stata gradualmente ampliata con l’acquisizione dei terreni agricoli limitrofi e la costruzione di nuove strutture.

Nel 1959 la società Farmaceutica Carlo Erba, affidò a Salov la produzione dell’Olio Sagra, che si distinse da subito per l’alta qualità. Nel 1979 Salov rilevò il marchio Sagra, con l’obiettivo di ampliare la distribuzione nazionale e gestire in autonomia le leve di marketing e le vendite. Nel 2004 il Gruppo si è trasferito nella sede di Massarosa (Lu), investendo in un nuovo sito produttivo su un’area totale di ben 330.000 mq. Nel 2014 Salov è quindi entrata a far parte del gruppo Bright Food di Shanghai, confermando il suo ruolo di primo piano a livello mondiale con un fatturato consolidato di circa 300 milioni di euro e un rinnovato team al vertice, guidato dall’Ad Fabio Maccari. Oggi Salov è presente in 5 continenti, in oltre 75 Paesi, con posizioni di leadership negli Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna e crescenti quote di mercato in Brasile, Svizzera, Canada, Hong Kong e molti altri.