Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio esce da Palazzo Chigi (Ansa)
Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio esce da Palazzo Chigi (Ansa)

Roma, 17 giugno 2019 - Luigi Di Maio spinge sull'acceleratore per il "salario minimo", che difinisce "il prossimo passo" per "restituire dignità a circa 3 milioni di lavoratori sottopagati". "E' una legge presente in tanti paesi europei e l'Italia non può restare a guardare", dice il vicepremier ai ministri M5s durante l'incontro a Palazzo Chigi prima di convocare una riunione con i tecnici per approfondire il dossier.

La proposta del ministro di Sviluppo economico e Lavoro, però, lascia fredda l'Osce. "Non è la soluzione alla questione salariale italiana o ai problemi del mercato del lavoro italiano", spiega infatti Andrea Garnero, economista del dipartimento lavoro e affari sociali dell'organizzazione nel corso di un'audizione in commissione Lavoro alla Camera. "È uno strumento legittimo, interessante, con alcune potenzialità ma anche con alcuni limiti", prosegue. Tra l'altro - sottolinea Garnero - un salario minimo fissato a 9 euro lordi (la cifra di cui si parla) sarebbe al momento "il più elevato tra i Paesi Ocse" e "anche della maggioranza dei contratti collettivi esistenti".

Sulla stessa linea anche l'Aran, che - nel corso della stessa audizione - sottolinea come fissare un salario minimo a 9 euro l'ora "potrebbe avere un impatto anche sulla spesa pubblica, visto alcuni servizi acquistati dalla P.a presentano retribuzioni inferiori". 

Anche l'Istat frena. "L'analisi dell'impatto dell'incremento retributivo medio annuo stimato sugli aggregati economici delle imprese con dipendenti (circa 1,5 milioni) consente di evidenziare un aggravio di costo pari a circa 4,3 miliardi complessivi, che, se non trasferito sui prezzi, porterebbe a una compressione di circa l'1,2% del margine operativo lordo", dice il presidente Gian Carlo Blangiardo in commissione Lavoro alla Camera. 

Per l'Istituto di statistica la ricaduta della spesa pubblica della P.a. sarebbe di quasi 700 milioni, precisamente 698 milioni di euro. "I consumi finali delle amministrazioni pubbliche, corrispondenti agli acquisti di beni e servizi da parte dell'operatore pubblico che vanno alle famiglie in forma di trasferimenti sociali in natura, aumentano di 472 milioni, mentre l'incremento degli acquisti per consumi intermedi delle amministrazioni pubbliche è pari a 226 milioni", spiega ancora Blangiardo che tuttavia fa notare come non tutti i circa 700 milioni finirebbero in indebitamento: bisognerebbe tenere conto anche delle entrate derivanti da un aumento del monte salariale. 

Un "no" infine arriva anche da Confindustria. Per il presidente Vicenzo Boccia il salario base di 9 euro "non sposta il livello di crescita del Paese", invece, più incisiva sarebbe una significativa riduzione del cuneo fiscale. "Bisogna elevare i salari dei lavoratori riducendo le tasse e i contributi", ha sottolineato  il numero uno di viale dell'Astronomia a margine dell'assemblea di Federchimica, proponendo piuttosto di detassare "i premi di produzione". "Occorre un intervento organico di politica economica. Il paese non cresce con i salari minimi", ha ricordato Boccia, pur riconoscendo che la misura potrebbe essere "una delle grandi componenti" delle prossime scelte di politica economica, ma per essere efficace andrebbe inserita in un percorso più ampio.