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11 giu 2022

Salari, agli italiani 15mila euro in meno dei tedeschi

Stanno meglio anche i francesi: la differenza in busta paga supera i 10mila euro

11 giu 2022
Un'operaio metalmeccanico al lavoro in un'immagine d'archivio. ANSA/GIORGIO BENVENUTI-ARCHIVIO / dba
Un lavoratore (Ansa)
Un'operaio metalmeccanico al lavoro in un'immagine d'archivio. ANSA/GIORGIO BENVENUTI-ARCHIVIO / dba
Un lavoratore (Ansa)

Roma, 11 giugno 2022 - Le retribuzioni italiane restano basse e, anzi, si amplia il divario salariale con altri grandi Paesi dell’Unione europea, come Francia e la Germania. Con i francesi la differenza in busta paga supera i 10mila euro in un anno, ma è coi tedeschi che lo stacco è maggiore raggiungendo i 15 mila euro. A rilevare la stagnazione dei salari e il gap retributivo in Italia è il rapporto della Fondazione Di Vittorio della Cgil, in un confronto con le principali economie dell’Eurozona.

Proprio nel giorno in cui la Germania dà il via libera definitivo a un salario minimo da 12 euro all’ora. Milioni di lavoratori tedeschi ne avranno diritto a partire dal primo ottobre. Mentre nel nostro Paese prosegue il dibattito dopo l’accordo sulla direttiva europea per il salario minimo, in attesa che vada avanti l’esame in commissione Lavoro del Senato del disegno di legge che propone i 9 euro l’ora. Un tema su cui intervenire, come ribadito dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, secondo cui con la direttiva europea "siamo più forti". L’obiettivo è "avvicinarci ai Paesi con salari più alti". In Italia, secondo il rapporto della Fondazione della Cgil, il salario lordo annuale medio, pur recuperando dai 27,9 mila euro del 2020 ai 29,4 mila euro del 2021, rimane ad un livello inferiore a quello pre-pandemico (-0,6%).

Nel 2021, nell’Eurozona si attesta invece a 37,4 mila euro lordi annui (+2,4%), in Francia supera i 40,1 mila euro, in Germania i 44,5 mila euro. Il risultato è che i salari medi italiani segnano una differenza di 10,7 mila euro in meno rispetto ai francesi e di -15 mila rispetto ai tedeschi. Un andamento negativo su cui influisce anche l’alta percentuale di lavoratori poveri: 5,2 milioni i dipendenti (il 26,7%) che nella dichiarazione dei redditi 2021 denunciano meno di 10 mila euro annui, rileva la Fondazione.

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