Vladimir Tenev, 34 anni, è uno dei due fondatori e ceo di Robinhood
Vladimir Tenev, 34 anni, è uno dei due fondatori e ceo di Robinhood
di Elena Comelli Dalla foresta di Sherwood alla giungla di Wall Street il passo non è breve. È partita sottotono, infatti, la matricola più attesa e discussa della Borsa americana: Robinhood, la piattaforma di trading a zero commissioni che conta su 17,7 milioni di utenti attivi e che ieri ha debuttato al Nasdaq con un tonfo del 10%. Robinhood ha dalla sua l’esercito di piccoli azionisti di Reddit che, specie nei mesi del lockdown, ha investito il mercato con una pioggia di operazioni imprevedibili su titoli come Amc o Game Stop, provocando una serie di rialzi da brivido e successivi capitomboli, finché i promotori del sito, per evitare la scure delle autorità di...

di Elena Comelli

Dalla foresta di Sherwood alla giungla di Wall Street il passo non è breve. È partita sottotono, infatti, la matricola più attesa e discussa della Borsa americana: Robinhood, la piattaforma di trading a zero commissioni che conta su 17,7 milioni di utenti attivi e che ieri ha debuttato al Nasdaq con un tonfo del 10%. Robinhood ha dalla sua l’esercito di piccoli azionisti di Reddit che, specie nei mesi del lockdown, ha investito il mercato con una pioggia di operazioni imprevedibili su titoli come Amc o Game Stop, provocando una serie di rialzi da brivido e successivi capitomboli, finché i promotori del sito, per evitare la scure delle autorità di Borsa, non hanno limitato gli acquisti su 13 società ormai al di sotto di qualsiasi parametro di garanzia.

In questo modo i due fondatori Vladimir Tenev e Baiju Bhatt – due promettenti matematici neo-laureati a Stanford – hanno subito l’ira di centinaia di migliaia di piccoli speculatori rimasti con il cerino in mano, ma hanno salvato il salvabile: sono stati multati per 70 milioni di dollari per infrazioni varie, ma hanno guadagnato la riconoscenza di alcuni Big del listino, affascinati dalle potenzialità del business. Quest’anno venti società alla settimana, in media, hanno effettuato un’Ipo raccogliendo a tutt’oggi la bellezza di 98 miliardi di dollari. In questa cornice, però, i promotori dell’Ipo di Robinhood hanno scelto la strada della prudenza: le azioni sono state collocate al minimo della forchetta, a 38 dollari, puntando a una valutazione di mercato di 32 miliardi di dollari, dagli 11 miliardi di un anno fa.

Una cautela provvidenziale, visto lo scivolone del debutto, che riflette la diffidenza del mercato per un’operazione insolita, in cui il ruolo principale tocca ai clientiazionisti e non ai soliti professionisti. In materia esiste un precedente illustre: l’ingresso in Borsa di Facebook nel 2012. Allora Mark Zuckerberg decise di piazzare il 25 per cento dell’offerta presso investitori individuali. Il primo giorno andò bene, poi però sul titolo si scatenò una copiosa pioggia di vendite, perché molti risparmiatori si erano visti assegnare più titoli del previsto. E ci volle quasi un anno perché Facebook iniziasse la sua fortunata ascesa sui mercati.

L’incidente si sta ripetendo, anche se Robinhood si presenta all’appuntamento con spalle solide, dopo sette anni di crescita: la piattaforma gestisce asset per 100 miliardi di dollari circa ed è il punto di riferimento principale, se non unico, per milioni di piccoli trader saldamente collegati via social network. Un agguerrito esercito che sabato scorso ha partecipato, via streaming, ad un animato road show dedicato all’Ipo che, per la verità, cade in un momento di relativo declino del business: nel prospetto, infatti, i promotori ammettono il calo dell’attività nel corso del trimestre assieme alla confessione che, comunque, le strutture possono rivelarsi "non in grado" di reggere il probabile massiccio afflusso di ordini previsto per i prossimi giorni.

Le rivoluzioni, si sa, non sono mai facili. Anche Robinhood ha mietuto le sue vittime, cadute sulla strada delle speculazioni. Il caso più drammatico riguarda il suicidio del ventenne Alex Kearns, che si era visto recapitare un saldo negativo di 730mila dollari. Si trattava di un errore, uno dei tanti del sistema informatico sotto stress. Speriamo che non ce ne siano altri.